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Se la guerra alla droga danneggia i consumatori più fragili, uno studio mostra gli ‘effetti avversi’ della repressione

In  molti paesi asiatici si stanno mettendo in atto “guerre contro la droga“, volte a sradicare l’offerta e il consumo di droga. Le strategie spesso impiegano l’arresto e la detenzione di spacciatori e consumatori, una maggiore sorveglianza e talvolta esecuzioni extragiudiziali. 

 

Tuttavia, queste misure non hanno dimostrato di eliminare efficacemente l’offerta e il consumo di droga, anzi, hanno spesso predisposto le persone che fanno uso di droghe a maggiori rischi e danni. La campagna antidroga (ADD) svolta in Bangladesh nel 2018 è un esempio paradigmatico di come un proibizionismo troppo severo possa non essere funzionale a proteggere le persone. Uno studio etnografico ha esaminato l’impatto dell’ADD sulle attività di somministrazione di droghe e sull’adozione del servizio di riduzione del danno tra le persone che si iniettano droghe (PWID).

 

Lo studio è stato condotto a Dhaka, in Bangladesh e ha arruolato consumatori (PWID), fornitori di servizi di riduzione del danno e altri esperti di droghe e alcol. La raccolta dei dati consisteva in 2500 ore di osservazioni, 25 interviste approfondite, cinque discussioni di focus group e 15 interviste a informatori chiave. I dati sono stati analizzati utilizzando l’analisi tematica.

 

Le operazioni e le attività della massiccia campagna antidroga hanno sottoposto anche i consumatori  a forme di violenza e molestie, comprese le esecuzioni extragiudiziali, che hanno influenzato in modo significativo l’approvvigionamento e le pratiche di consumo di droga e hanno portato a una maggiore condivisione di aghi e siringhe e un probabile aumento della trasmissione dell’HIV. 

La graduale scomparsa dei mercati della droga consolidati, insieme all’emergere di nuovi player  in ​​luoghi alternativi, ha comportato la dislocazione dei consumatori dai servizi di riduzione del rischio dove erano intercettati e ha determinato a pratiche di iniezione rischiose come la condivisione di ago e siringa tra partner di iniezione nuovi e sconosciuti. Un altra conseguenza è stata l’aumento del prezzo degli stupefacenti che ha portato a risparmiare su quei materiali di consumo che se condivisi portano all’aumento di infezioni trasmissibili come epatite C e HIV. 

 

La guerra alla droga eseguita in maniera repressiva non solo ha accelerato le pratiche di iniezione rischiose, ma ha anche ostacolato l’efficace attuazione dei servizi di sensibilizzazione per la riduzione del danno e minato la salute pubblica.

Fonte https://doi.org/10.1016/j.drugpo.2021.103299

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