Sessualità dopo i 50 anni: la prevenzione è ancora tabù

di Marta Salvati

C’è un cambiamento silenzioso che attraversa le generazioni: quello affettivo. La vita emotiva si allunga, si trasforma, cambia binari nel corso degli anni, e con essa si trasforma la vita sessuale, che oggi resta attiva molto più a lungo.

E poi ci sono cose che, al contrario, sono dure a morire. Di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili infatti si parla poco, pochissimo. È un argomento che genera imbarazzo, e il tabù, percepito come uno spazio protetto protetto, finisce per diventare un nemico che amplifica il silenzio e la diffusione dei virus.

L’allarme degli infettivologi è chiaro e i numeri sono lampanti: in Italia la gonorrea è quasi raddoppiata negli ultimi due anni, mentre aumentano anche sifilide e clamidia. C’è un punto critico comune a tutte le infezioni sessualmente trasmissibili: la diagnosi. Troppo spesso è tardiva, come avviene, ad esempio, per il 60% delle infezioni da HIV. E questo ha un prezzo, in termini di prevenzione, trattamento e riduzione della trasmissione.

I dati forniti dalla SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) portano alla luce una tendenza chiara, figlia della ripresa della vita sociale post-pandemia: in Italia e in Europa si diffondono infezioni spesso poco sintomatiche, che circolano indisturbate, aumentando così il rischio di complicanze. Ne è un esempio la gonorrea faringea, che tocca la quota del 20 percento delle nuove diagnosi e colpisce soprattutto le ragazze tra i 15 e i 24 anni.

Ma è ora di cambiare prospettiva: pensare che le infezioni sessualmente trasmissibili riguardino solo adolescenti e giovani adulti è un errore che oggi non possiamo più permetterci.

In Europa, i tassi delle diagnosi di IST tra le persone di mezza età aumenta a ritmo costante. In Francia, secondo l’Agenzia Francese di Sanità Pubblica, tra il 2021 e il 2023 gonorrea e sifilide sono aumentate più rapidamente tra le persone sopra i 50 anni rispetto ai giovani adulti. E alla stessa fascia d’età appartengono gli uomini danesi che hanno registrato i maggiori aumenti dei casi di gonorrea tra il 2022 e il 2023 (The national surveillance of gonorrhea at Statens Serum Institut, Denmark).

E se i 50 sono i nuovi 40, ecco cosa troviamo per gli ultra sessantacinquenni: secondo il rapporto 2024 dell’Agenzia per la Sicurezza Sanitaria del Regno Unito le infezioni sessualmente trasmissibili sono in costante aumento. Per i cittadini britannici di terza età, il 2023 è l’anno che rende evidente la questione: appartengono agli ultrasessantacinquenni 1.649 diagnosi di gonorrea, contro le 576 del 2014.

Il risultato europeo lo fornisce la ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control): le persone sopra i 45 anni hanno rappresentato il 32 percento di tutti i casi di sifilide del 2023.

 

NUOVE RELAZIONI E DESIDERIO DOPO I 50 ANNI: PROTEGGERSI DURANTE LA SESSUALITÀ ADULTA

In Italia c’è un ulteriore punto di svantaggio rispetto ad altri paesi europei, un’educazione sessuale inesistente. Pochissimi esempi nelle scuole di oggi, impensabile in quelle di ieri.

Una scarsa consapevolezza e una riluttanza a parlare di aspetti considerati più intimi lastricano la strada alle infezioni a trasmissione sessuale. C’è un progetto interessante in merito, dal titolo SHIFT (Università di Chirchester) che mira a migliorare la salute sessuale degli adulti dalla mezza età fino a quella anziana. Ha preso in esame circa 800 partecipanti, individuando quattro aree critiche: consapevolezza, accesso, conoscenza e stigma. Quattro colonne portanti da scardinare per una prevenzione consapevole e serena, che duri per tutta la vita.

I cambiamenti di partner sopra i 50 anni non sono una rarità: le separazioni e i divorzi sono in crescita, così come la continuità del desiderio sessuale, e l’ingresso in nuove relazioni è frequente.

Un articolo pubblicato sul Indian Journal of Sexually Transmitted Diseases and AIDS intitolato “Association Between Social Capital and Sexual Risk Behavior Among Adults Aged 55 Years or Older” (Amin et al.) riporta dati significativi sulle abitudini sessuali degli adulti sopra i 50 anni, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Lo studio ha coinvolto 547 partecipanti di età pari o superiore a 55 anni e ha rilevato che l’87% non aveva utilizzato alcuna protezione, come il preservativo, durante l’ultimo rapporto sessuale.

L’imbarazzo degli adulti arriva da lontano. Ne è un esempio evidente lo stigma che accompagna (e ha accompagnato) l’HIV dalla sua comparsa ad oggi.

Chi ricorda come negli anni ’80 e ’90 veniva raccontata la diffusione dell’AIDS sa cos’era l’alone viola che circondava una persona sieropositiva in un famoso spot del 1990: un’aura minacciosa, accompagnata da una musica inquietante che enfatizzava ogni gesto.

La stampa ha utilizzato un linguaggio particolare per raccontare l’emergenza sanitaria dell’HIV: quello morale. Oggi lo sappiamo bene: la colpa legata all’infezione sessuale, sottintesa in un certo tipo di comunicazione, è un concetto del tutto errato. Dolore e isolamento erano la condanna delle persone che avevano contratto il virus e la malattia. Ero contuso e malconcio, non riuscivo a dire cosa provassi.
Non ero riconoscibile a me stesso, canta Bruce Springsteen in Streets of Philadelphia, canzone diventata simbolo di questa sofferenza.

Oggi l’HIV è un virus che può essere trattato con grande efficacia, e la terapia antiretrovirale permette una vita del tutto normale e una vita affettiva serena.

Verrebbe da chiederci quale sia la differenza con altre infezioni a trasmissione sessuale. Prendiamo la sifilide, la cui comparsa sembra coincidere con una data storica emblematica: il 1492. Calpestato il suolo del Nuovo Mondo, i marinai di Colombo si trovarono a scoprire abitudini sessuali molto libere tra la popolazione autoctona. Il virus si diffuse, e con lui la paura dell’altro: secondo Amerigo Vespucci, erano le donne indigene a essere il principale veicolo della sifilide, attraverso pratiche che, secondo il suo racconto, erano rocambolesche e fantasiose.

La storia della malattia ha attraversato i secoli, colpendo nomi eccellenti, tra cui Toulouse-Lautrec, diventando simbolo di vite dissolute e libertine. Sembra di parlare di una malattia di antica memoria, invece presentissima, e di dinamiche vecchie, tuttavia profondamente contemporanee.

 

PREVENZIONE, COMUNICAZIONE E DIRITTO ALLA SALUTE SESSUALE IN ETÀ ADULTA

Quello che oggi sappiamo è che l’educazione sessuale e una comunicazione aperta è un’urgenza per i giovani e per gli adulti. Per questi ultimi, una certa narrazione ha forse portato a credere che la suscettibilità alle infezioni asessuali fosse uno scotto da pagare in età giovanile.

Parte del problema è rappresentato dal dialogo medico-paziente, talvolta nullo. E non è una questione di solo ageismo: il problema si riflette anche sulla popolazione di mezza età, giovane e con una vita sessuale attiva. Eppure un dialogo aperto sulla questione potrebbe portare ad una migliore presa in carico della salute, ad una prevenzione efficace delle infezioni a trasmissione sessuale e una maggiore soddisfazione del paziente.

Da una parte ci sono i professionisti sanitari, per i quali potrebbe essere necessario aumentare comfort e consapevolezza nel discutere della salute sessuale dei pazienti dopo i 50 anni. In occasione di una conferenza specialistica, racconta lo studio I Just Wish They’d Ask the Right Questions About Sex: Working to Improve Sexual Health Communication With Older Adults (Health Science Reports, Wiley Periodicals LLC, United States), è stato mostrato un documentario ai partecipanti, tutti clinici e ricercatori in salute sessuale. Prima e dopo la proiezione, sono state raccolte riflessioni e parole per identificare stereotipi legati all’età. Rivelati i pregiudizi impliciti sull’attività sessuale degli anziani, si apprende che il 65 per cento dei partecipanti dichiarava di non avere strumenti standardizzati per raccogliere un’anamnesi sessuale dopo i 50 anni.

Questi permetterebbero un approccio olistico e più centrato sul paziente, considerando che la sessualità ha un ruolo significativo nel corso della vita, non solo ai suoi albori.

Una vita sessuale sana è un diritto a ogni età. Parlare apertamente di sessualità, dell’uso corretto dei preservativi non solo come anticoncezionali e dell’importanza degli screening regolari non è solo un atto di rispetto verso il proprio corpo, ma una componente fondamentale della salute pubblica. È una questione medica e sociale, oltre che una responsabilità personale. Quando inizia un nuovo capitolo sentimentale nella vita, continuare a prendersi cura di sé è un gesto di consapevolezza importante.

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