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Siamo sempre in tempo per assumere uno stile di vita attivo?

 di Anna Benedetto

 

Uno studio per ridare speranza ai pigri

Arriva dalla Svizzera una notizia incoraggiante per i pigri cronici: uno studio sui fattori di rischio delle malattie coronariche – condotto su più di 30.000 pazienti cardiopatici e presentato all’ESC Congress 2021 della Società Europea di Cardiologia in corso – dimostra che diventare attivi più tardi nella vita può essere quasi altrettanto benefico per la sopravvivenza quanto l’attività continua.

 

I ricercatori hanno esaminato i rischi di morte per tutte le cause e di morte per malattie cardiovascolari secondo i quattro gruppi. Rispetto ai pazienti inattivi nel tempo, il rischio di morte per tutte le cause era inferiore del 50% in coloro che erano attivi nel tempo, del 45% in meno in coloro che da inattivi sono diventati attivi e del 20% in quelli che un tempo attivi ma erano diventato inattivi.

 

Risultati simili sono stati osservati per le morti causate da malattie cardiovascolari. Rispetto a coloro che sono rimasti inattivi, il rischio di mortalità cardiovascolare è risultato del 51% inferiore per coloro che sono rimasti attivi e del 27% in meno per coloro la cui attività è aumentata. La mortalità cardiovascolare non era statisticamente diversa per coloro la cui attività è diminuita nel tempo, rispetto a coloro che sono rimasti inattivi.

 

“Questi risultati incoraggianti evidenziano come i pazienti con malattia coronarica possono trarre beneficio preservando o adottando uno stile di vita fisicamente attivo” sostiene l’autrice dello studio, la Dott.ssa Nathalia Gonzalez dell’Università di Berna, che ha esaminato i livelli di attività fisica nel tempo e la loro relazione con il rischio di morte nei pazienti con malattie cardiache.

 

Cuore: benefici concreti anche se si inizia da adulti

La meta-analisi ha incluso 33.576 pazienti con malattia coronarica da nove coorti longitudinali. L’età media era di 62,5 anni e il 34% erano donne. Il follow-up medio è stato di 7,2 anni. L’attività è stata valutata al basale e al follow-up utilizzando questionari convalidati e i partecipanti sono stati classificati come attivi o inattivi nei due momenti. Le definizioni di attivo ed inattivo variavano negli studi, ma erano in linea con le raccomandazioni per le persone sane: almeno 150 minuti a settimana di intensità moderata o 75 minuti a settimana di attività vigorosa o una combinazione.

 

Conclude l’esperta: “I risultati mostrano che perseguire uno stile di vita attivo nel corso degli anni è associato alla massima longevità. Tuttavia, i pazienti con malattie cardiache possono superare gli anni precedenti di inattività ed ottenere benefici in termini di sopravvivenza riprendendo l’esercizio più avanti nella vita. D’altra parte, i benefici dell’attività possono essere indeboliti o addirittura persi se l’attività non viene mantenuta. I risultati illustrano i benefici per i cardiopatici derivanti dall’essere fisicamente attivi, indipendentemente dalle loro abitudini precedenti”.

 

La lezione di Joan, fitness influencer a 75 anni

Una lezione che ha decisamente fatta sua Joan MacDonald (su Instagram è @trainwithjoan), canadese che nel 2017 – nella speranza di perdere peso ed attenuare i sintomi dell’ipertensione – grazie al sostegno di sua figlia Michelle, personal trainer di professione, ha iniziato ad allenarsi regolarmente con yoga e sollevamento pesi attuando in tempi brevi una trasformazione senza precedenti.

 

Oggi – dopo aver perso 25 Kg ed aver rivoluzionato corpo, mente e stile di vita – la 75enne si è trasformata in una fitness influencer seguitissima, che da Instagram motiva donne di tutte le età e le latitudini. “Quando ho iniziato, non avrei mai immaginato di essere dove sono oggi. Volevo solo riprendermi la mia salute ed eliminare le medicine”. Oggi Joan si allena con i pesi 5 volte a settimana, per circa 75 minuti, cercando di migliorarsi costantemente, e fa cardio 4-7 giorni alla settimana per circa 15-30 minuti.

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https://mohre.it

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