Sigarette: favoriscono il cancro danneggiando proteine antitumorali

Redazione

Il fumo di sigaretta rappresenta un grave rischio per la salute, in quanto ostacola la produzione di proteine che normalmente sopprimono il cancro, favorendo la proliferazione di cellule anomale. Un recente studio condotto dall’Ontario Institute for Cancer Research ha identificato mutazioni pericolose nel DNA legate al consumo di tabacco, che interrompono la formazione di proteine vitali contro il cancro. Questo fenomeno colpisce principalmente i geni soppressori tumorali, consentendo alle cellule malate di moltiplicarsi liberamente e facilitando la diffusione del cancro. 

L’analisi di 12.000 campioni di cellule tumorali ha confermato il legame tra queste mutazioni e l’abitudine al fumo, evidenziando un aumento delle alterazioni genetiche proporzionale al consumo di sigarette. Questa ricerca mette in luce l’importanza di smettere di fumare per preservare la salute a lungo termine, sottolineando gli effetti dannosi del fumo a livelli cellulari profondi.

Eppure nonostante le evidenze crescenti che si sommano tra loro esiste ancora una incomprensibile resistenza a favorire i nuovi prodotti alternativi al fumo tradizionale. Incomprensibile se pensiamo che un principio guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è il diritto ‘universale’ alla salute, che negli anni si è scontrato con lo stigma verso le persone che assumono stili di vita malsani e che quindi vengono considerati ‘causa del proprio male’. Si tratta di una forma di discriminazione che non tiene conto dei meccanismi psicologici e delle condizioni sociali in cui può stabilirsi una dipendenza e che ostacolano le strategie di riduzione del danno. 

L’atteggiamento miope è pensare che la dipendenza non riguardi la politica, chi ne porta il carico ha conseguenze in termini di comorbidità che si aggiungono a povertà, uso di sostanze, malattie respiratorie. L’accesso a prodotti a base di nicotina meno dannosi non attiene solo alla libertà di scelta individuale ma deve far parte di una politica di aiuto strutturata a favore del miliardo di fumatori nel mondo e di quel 10-15% di forti fumatori resistenti alla cessazione. 

Nonostante le evidenze l’OMS si sta concentrando su un problema parziale, ossia il consumo di svapo da parte dei giovanissimi, piuttosto limitato numericamente, senza riuscire ad incidere sui tassi di iniziazione. 

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