Sindrome da shock tossico streptococcico (STSS) in Giappone, dobbiamo preoccuparci?

Redazione

Uno scenario allarmante si è manifestato nel cuore del Giappone, con oltre 500 casi segnalati di sindrome da shock tossico streptococcico (STSS) in poco più di 3 mesi del 2024, superando già il record dell’anno precedente. Questa emergenza mette in luce l’urgente necessità per la comunità medica globale di comprendere appieno questa grave condizione.

L’allarme sanitario lanciato dal Giappone richiama l’attenzione dei medici in tutto il mondo sull’importanza di affrontare questa infezione. Attenzione ma non allarmismo almeno in Italia dove il professor Bassetti ha ridimensionato la situazione:

“Non è altro che lo streptococco pyogenes, quello che provoca mal di gola nei bambini e scarlattina” ha spiegato bassetti alla trasmissione “Chesarà” su Rai Tre.

“In alcuni casi, a causa di una variante, può dar luogo a uno shock tossico che può provocare cancrena e colpire anche diversi organi. In Liguria abbiamo avuto 57 casi negli ultimi 15 mesi. C’è anche da noi e in molti altri Paesi, non facciamo allarmismo ma attrezziamoci: grazie ad antibiotici e interventi precoci si può ridurre molto la mortalità“. Responsabile sarebbe un  M1UK di Streptococco del gruppo A considerato altamente trasmissibile sia nella popolazione pediatrica che negli adulti. Nei casi più gravi questa infezione può causare necrosi dei tessuti connettivi (da qui il nome ‘batterio mangiacarne’) che ricoprono i muscoli e ha avuto un tasso di mortalità di circa il 30% degli individui infettati nel 2023, “un tasso estremamente alto”.

La STSS, essenzialmente un’infezione da streptococco del gruppo A che porta a shock e disfunzione d’organo, si presenta come una minaccia rapida. Le autorità sanitarie giapponesi hanno invitato i cittadini a rivolgersi immediatamente al medico in caso di sintomi come dolore e gonfiore agli arti o febbre, indicativi di questo tipo di infezione.

Il trattamento richiede un approccio multidisciplinare, comprese cure intensive, interventi chirurgici e somministrazione di immunoglobuline endovenose. Tuttavia, nonostante gli sforzi, i tassi di mortalità rimangono elevati, evidenziando la gravità della situazione.

L’epidemiologia mutevole di questa infezione solleva interrogativi cruciali. I casi in Giappone sono stati associati a un ceppo particolarmente virulento di streptococco del gruppo A, ma le ragioni della sua diffusione restano sfuggenti. È fondamentale comprendere i fattori che influenzano la trasmissione e l’incidenza per prevenire ulteriori epidemie.

La situazione giapponese non è isolata. Anche negli Stati Uniti, si osserva un aumento delle infezioni post-pandemiche, sottolineando la necessità di una vigilanza continua e di protocolli di trattamento aggiornati.

La sindrome da shock tossico streptococcico è una sfida che richiede l’attenzione globale dei medici. È essenziale riconoscerne la gravità e adottare strategie preventive per proteggere la salute pubblica. L’allarme lanciato dal Giappone è un promemoria fondamentale per la comunità medica mondiale.

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