Smettere di fumare: la scienza conferma le sigarette elettroniche come strumento efficace

Una nuova revisione internazionale mostra che lo svapo con nicotina aiuta più persone a smettere rispetto a cerotti e gomme

Per anni chi voleva smettere di fumare si è sentito ripetere la stessa cosa: cerotti, gomme o spray alla nicotina sono la strada sicura, le sigarette elettroniche restano un’incognita. Oggi il loro uso per facilitare il processo di cessazione è cristallizzato dai dati di una delle revisioni scientifiche più autorevoli al mondo dell’istituto Cochrane, ente scientifico indipendente.

Cosa dicono i numeri

La revisione Cochrane, aggiornata costantemente e basata ormai su oltre cento studi e più di 30.000 partecipanti, indica che le e-cigarette con nicotina fanno smettere più persone rispetto alle terapie sostitutive tradizionali. Non si tratta di una differenza marginale: il livello di certezza scientifica è definito alto, e la probabilità di riuscire a smettere aumenta di circa il 59% rispetto a chi usa cerotti o gomme. Tradotto in termini più concreti: se con le terapie sostitutive smettono circa 6 fumatori su 100, con le sigarette elettroniche si arriva a 8-11 su 100. Su larga scala, significa migliaia di persone in più che riescono a lasciare le sigarette tradizionali.

Meno dannose, non innocue

È importante non fraintendere questi risultati. Le sigarette elettroniche non sono prodotti sicuri, e nessuno che non fumi già — in particolare i più giovani — dovrebbe iniziare a usarle. Il punto è un altro: per un adulto che fuma da anni e non riesce a smettere, passare completamente dalla sigaretta tradizionale a un dispositivo senza combustione cambia radicalmente il tipo di sostanze a cui il corpo è esposto.

Il vero problema del fumo, infatti, non è la nicotina in sé ma la combustione del tabacco, che produce la maggior parte delle sostanze cancerogene e dannose per cuore e polmoni. Le e-cigarette regolamentate eliminano questo processo. Non azzerano il rischio, ma lo riducono in modo significativo in modo da favorire il processo di cessazione nei forti fumatori in cui la dipendenza è radicata.

La stessa revisione Cochrane non ha riscontrato un aumento di effetti collaterali gravi rispetto alle terapie sostitutive, pur sottolineando la necessità di studi più lunghi per valutare gli effetti sul lunghissimo periodo. Un’avvertenza importante: i dati riguardano prodotti regolamentati, non dispositivi illegali o liquidi contenenti THC o altre sostanze non consentite.

La posizione dell’Italia

In questo scenario, il nostro Paese mantiene un approccio più rigido . Le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità del 2023 sconsigliano l’uso della sigaretta elettronica con nicotina al posto della terapia sostitutiva tradizionale per chi sceglie un percorso farmacologico. Si tratta di una raccomandazione “condizionata”, cioè non assoluta, formulata quando le prove disponibili erano considerate di qualità moderata.

Alla base di questa cautela c’è anche un timore: che chi smette di fumare resti comunque dipendente dalla nicotina attraverso lo svapo, allontanandosi dall’obiettivo ideale, cioè la cessazione completa da qualsiasi prodotto nicotinico. Ma gli esperti di tabagismo sottolineano come un approccio orientato alla riduzione del rischio va incontro ai bisogni dei fumatori aumentando le chance di adottare uno stile di vita più salutare.

Il nostro sistema sanitario continua a privilegiare counselling, terapie sostitutive e farmaci come Citisina e vareniclina, assegnando alle e-cig un ruolo molto più marginale rispetto, ad esempio, al modello britannico. Da quando sono state scritte le linee guida italiane, però, le prove scientifiche si sono rafforzate: quella che allora era un’evidenza moderata oggi è diventata, secondo Cochrane, un’evidenza di alta certezza.

Forse la domanda giusta non è più “sigarette elettroniche sì o no?”, perché posta così è troppo semplice e rischia di polarizzare il dibattito. La domanda che conta davvero, dal punto di vista della salute pubblica, è un’altra: se una persona non riesce a smettere di fumare, è meglio che continui a respirare il fumo della combustione o che passi del tutto a un’alternativa probabilmente molto meno dannosa? Proteggere gli adolescenti dalla nicotina e offrire ai fumatori adulti una strada concreta di riduzione del rischio non sono, in fondo, due obiettivi in conflitto. Potrebbero essere due facce della stessa strategia di salute pubblica.

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*Fonte principale: revisione Cochrane “Electronic cigarettes for smoking cessation” (aggiornamento 2025-2026); linee guida ISS 2023 sul trattamento del tabagismo.*

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