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Snus e Tabacco pouches: la “terza via” per smettere di fumare

di Anna Benedetto

Alla vigilia della Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco (Fctc), in merito alle alternative sostenibili alla sigaretta tradizionale, il dibattito si polarizza tra sigaretta elettronica e sigaretta senza fumo. Ma una terza via è possibile. E non è una sigaretta.

 

Secondo l’OMS il fumo di tabacco rappresenta la seconda causa di morte nel mondo e la principale causa di morte evitabile. Il tabagismo è infatti responsabile di circa l’80% delle morti evitabili per cancro. E i fumatori muoiono circa 10-12 anni prima a causa dell’esposizione a sostanze tossiche e cancerogene.

 

Si apre questo lunedì 8 novembre (fino al 13) a Ginevra la nona Conferenza tra i paesi membri (Cop9) della Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco (Fctc) dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e – anche a fronte di questo severo bilanciosi moltiplicano le prese di posizione da parte dei sostenitori delle politiche di riduzione del danno, che tengano conto di prodotti alternativi e meno tossici della sigaretta come alleati per l’uscita dei fumatori dal tabagismo, in opposizione alle linee guida dettate dall’organizzazione dell’Oms fino ad oggi.

In vista di questo appuntamento cruciale, nei mesi passati, cento esperti indipendenti in scienza e politica del tabacco e della nicotina hanno firmato una lettera aperta inviata ai 182 Paesi membri della Fctc – per chiedere di ” rinnovare l’approccio alle politiche del tabacco tenendo conto del fatto che i prodotti senza fumo – come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato – sono molto meno dannosi delle sigarette tradizionali e possono rappresentare un valido alleato per vincere la dipendenza dal fumo”.

Capofila di questo approccio si annuncia il Regno Unito, che sta per diventare il primo paese al mondo a prescrivere la sigaretta elettronica come presidio medico per aiutare i fumatori a smettere. 

 

La riduzione del danno e l’apertura a nuovi scenari

 

Alla vigilia di questo confronto storico tra le parti,  Stella Kyriakidou,  Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare e destinataria dell’appello, ha annunciato ufficialmente che “Il nuovo ambizioso obiettivo della Commissione Europea per i prossimi 20 anni è quello di creare una generazione “tabacco free” in Europa per il 2040, combattendo la vendita illegale di prodotti a base di tabacco e incoraggiando tutte le parti a ratificare ed implementare il protocollo. Una moderna politica di controllo del tabacco ha necessità di essere indirizzata in particolare verso i nuovi prodotti emergenti e prodotti a base di nicotina senza tabacco, tenendo conto della rapida evoluzione del mercato e dell’uso crescente da parte dei giovani”. 

 

Quattro miliardi di euro dal bilancio comunitario destinati a prevenzione, diagnosi precoce, trattamento e miglioramento della qualità della vita, comprenderanno probabilmente anche una revisione della direttiva europea sui prodotti del tabacco.

 

Secondo gli esperti, una politica sostenibile in ambito di salute pubblica dovrebbe, tra i vari approcci, anche raccomandare una inversione di tendenza nei consumi, tra i fumatori, da prodotti ad alto rischio a prodotti a basso rischio per la salute.

Tra questi ultimi il consueto scontro (tra titani) è da sempre tra le E-cig e i prodotti senza fumo (a tabacco riscaldato). Tuttavia esistono delle alternative.

 

Snus: in Europa tertium (non) datur

Nessuno ne parla, ma il mercato scandinavo ci dice che una terza via è possibile. 

La Svezia ha la più bassa percentuale di fumatori e il più basso indice di tumori al polmone di tutta l’Ue grazie alla possibilità di commercializzare lo snus (termine svedese).

 

Si tratta di un prodotto tradizionale, il tipico tabacco per uso orale particolarmente popolare in Svezia e Norvegia e bandito nel resto d’Europa. Viene venduto sia sfuso che in bustine, da tenere in bocca (non si mastica) tra il labbro e le gengive aspettando che faccia effetto, ovvero rilasci la nicotina e gli aromi contenuti. Ne esistono varie versioni. Da quello storico, il “loose snus”, usato soprattutto dalle persone più anziane, al “dry snus” in cui il tabacco è più secco e polverizzato per evitare di sporcare molto il palato. 

Ci sono poi i prodotti “all white”, dette anche nicotine pouches che non si possono definire snus perché sono sacchetti in microfibra che non contengono tabacco ma solo sali di nicotina e aromi. 

Potremmo definirlo un prodotto di nicchia, ma con un record da non sottovalutare: è il primo prodotto con tabacco che ha convinto la Food and Drug Administration americana (Fda) – tra i più autorevoli enti di salute pubblica al mondo e protagonista dei protocolli di autorizzazione dei vaccini per il COVID-19 – a inserire lo snus nella categoria “prodotti del tabacco a rischio modificato”, ovvero può essere pubblicizzato in USA con informazioni specifiche sui minori rischi rispetto al fumo delle sigarette.

 

Prodotti del Tabacco a Rischio Modificato – Europa finora in controtendenza

 

Sul fumo la Svezia ha giocato la sua partita con 20 anni di anticipo rispetto al resto d’Europa, facendo valere i suoi orientamenti ancor prima di entrare nella Comunità Europea. Secondo il Gruppo European Tobacco Harm Reduction Advocates (ETHRA), proprio “in Svezia e Norvegia esiste già una chiara prova per il principio di riduzione del danno. In Svezia, il fumo è già sceso vicino all’obiettivo che l’UE ha per il 2040, con i fumatori attuali al 7%. Tassi di fumo più bassi si sono tradotti in livelli più bassi di cancro e altre gravi malattie in Svezia, specialmente tra gli uomini, i principali consumatori di SNUS. Il fumo è sceso all’1-2% tra le giovani donne in Norvegia, evidenziando la prospettiva emergente di una generazione senza fumo. Le proposte della Commissione trascurano questa straordinaria esperienza dall’interno dell’Europa”.

Il paradosso è che, seguendo le raccomandazioni della OMS, l’Unione europea ha vietato la vendita di SNUS nel 1992 ed oggi l’unico paese dell’Unione Europea in cui la vendita è ancora permessa è la Svezia.  Questo perché, durante la campagna referendaria del 1994 per l’ingresso della Svezia nell’Ue, ha preteso che fosse scritto nero su bianco nel trattato di adesione che – nonostante le direttive di Bruxelles – la Svezia avrebbe potuto continuare a produrre e vendere lo snus, in qualità di prodotto della tradizione svedese.

Solamente in Svezia il 22% della popolazione ne fa un uso giornaliero, mentre quasi il 30% della popolazione lo utilizza saltuariamente.

 

L’𝐎𝐬𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐌𝐎𝐇𝐑𝐄 il 𝟏𝟐 𝐧𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟖:𝟎𝟎 ha organizzato un appuntamento online per aprire un dibattito con principali esperti italiani e referenti istituzionali sulle “new categories” di prodotti alternativi alle sigarette e sulle novità emerse durante il COP9 alla presenza del suo board di scienziati, già firmatari della lettera aperta al Commissario Stella Kiriakydes – European Commissioner for Health and Food Safety.

 

LINK Zoom per collegarsi e partecipare: 

us02web.zoom.us/j/89192298315
𝐈𝐃 Riunione: 89192298315

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