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Sonno disturbato? Aumenta il rischio di declino cognitivo

di Valentina Arcovio

Non è tanto importante quanto si dorme, ma quanto oscilla la durata del sonno nel tempo. E’ questo quello che fa la differenza tra chi è più o meno a rischio di soffrire di declino cognitivo con l’avanzare dell’età. Uno studio della University of Washington School of Medicine, a Seattle, ha dimostrato che coloro che presentano maggiori fluttuazioni nella durata del sonno hanno più probabilità di soffrire di deterioramento cognitivo a 10 anni. I risultati, presentati allo SLEEP 2022, meeting dell’American Academy of Sleep Medicine e della Sleep Research Society, suggeriscono che la variabilità longitudinale del sonno rappresenta un predittore del deterioramento cognitivo.

La variabilità del sonno è più importante della genetica

Tra gli altri fattori predittivi di deterioramento cognitivo ci sono l’istruzione, la genetica, la depressione e l’irrequietezza del sonno. “E’ sorprendente quanto forte sia l’effetto che la variabilità del sonno sembra avere in questo studio”, ha osservato Yue Leng, docente dell’Università della California a San Francisco. La scienziati ha aggiunto che l’effetto sembrava “anche più grande di alcuni degli altri fattori davvero importanti come l’età e lo stato APOE4 (gene legato all’Alzheimer, ndr)”. Ma prima che i risultati vengano tradotti in raccomandazioni su linee guidaufficiali, saranno necessarie ulteriori evidenze circa gli effetti della variabilità del sonno. “Sarebbe interessante capire i potenziali meccanismi, e in particolare le caratteristiche delle persone che hanno una grande variabilità del sonno nel corso degli anni”, dice Leng.

Le fluttuazioni del sonno sono predittori di rischio

Lo studio di Keil e colleghi si basa sui dati del Seattle Longitudinal Study, uno studio avviato negli anni ’50. I partecipanti, in totale 1.100 quelli considerati, sono stati sottoposti a test cognitivi regolari dal 1984 e hanno risposto a una serie di questionari dal 1993. Il sesso e l’etnia non sono risultati predittori del declino cognitivo“Studi precedenti hanno raramente misurato la durata del sonno longitudinalmente o esaminato l’associazione tra il cambiamento della durata del sonno nel corso degli anni e il deterioramento cognitivo”, dice Leng. “Questo studio evidenzia l’importanza della valutazione longitudinale della durata del sonno e un attento monitoraggio del [suo] cambiamento o variabilità negli anziani”, aggiunge.

FONTE: https://www.medpagetoday.com/meetingcoverage/apss

https://mohre.it

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