Spreco di zucchero. Ne gettiamo in discarica 18mila tonnellate l’anno

In clima di conflitti armati e pesanti ricadute sulle popolazioni, conviene tornare a parlare di sprechi alimentari. Nel 2015 gli Stati membri dell’ONU hanno redatto 17 obiettivi di sviluppo sostenibile inserendoli nell’Agenda 2030. Il punto 12,3 riguarda la produzione sostenibile del cibo, e mira a dimezzare lo spreco alimentare globale pro-capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori riducendo le perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite del post-raccolto/consumo. Al pesante danno economico si aggiunge quello ambientale, dato che lo spreco alimentare è responsabile di circa 4,4 miliardi di tonnellate di gas serra emesso nell’atmosfera e di un consumo di acqua pari a 170 miliardi di metri cubi. 

Il primo passo per combattere gli sprechi, è rendersi conto che esistono. 

I dati Coldiretti 2021 dicono fanno ammontare lo spreco alimentate a 67 kg per abitante per anno, per un totale di 4 milioni di tonnellate l’anno. Gli alimenti più sprecati vedono in prima posizione frutta e verdure, seguite da pane e ortaggi.

Ma esiste in Italia un tipo di spreco alimentare sommerso, non ancora considerato, quello di zucchero, che le persone fanno consumando il caffè fuori casa.

Da una indagine effettuata da Carmine Lombardi, già ricercatore ENEA e Giacomo Mangiaracina, specialista in Salute Pubblica, dell’Agenzia nazionale per la Prevenzione (ANP), su 112 bar laziali si evidenzia che oltre il 75% dei clienti usano una parte dello zucchero delle bustine. La quota residua, salvo rare eccezioni, viene solitamente gettata dal gestore nel cestino sotto il bancone, destinata poi ai cassonetti dell’indifferenziata e da qui in discarica.

In Italia – spiega Lombardi – ci sono circa 170.000 bar che fanno approssimativamente  7,5 milioni di caffè al giorno. In un anno fanno 6 miliardi di caffè. Considerando anche ristoranti e mense aziendali si può affermare con un certo margine di sicurezza che in Italia si consumano fuori casa circa 15 milioni di caffè al giorno, 12 miliardi in un anno. Dal momento che la maggior parte degli italiani aggiunge lo zucchero al caffe, oltre ai classici dosatori, ogni esercizio lo rende disponibile in una serie di bustine (grezzo e raffinato) di un peso variabile da 3 a 6 grammi. Una nostra indagine su 260 bustine di zucchero prelevate nei bar del Lazio, 160 contenevano 6 grammi di zucchero, 50 ne contenevano 5 grammi, 30 ne contenevano 4 grammi e soltanto 20 ne contenevano 3 grammi. Seppure parziale, l’indagine ha messo in evidenza che la maggior parte delle bustine contenevano 6 grammi di zucchero”.

In considerazione del fatto che la maggiorparte delle persone utilizza solo una parte dello zucchero in bustine, i 6 grammi di zucchero appaiono ovviamente eccessivi. Ipotizzando che il 50 % dei caffè consumati fuori casa dagli italiani utilizza lo zucchero in bustina da 6 grammi utilizzandone solo una parte (circa 3 grammi), lo spreco diviene considerevole. 

Tre grammi – prosegue l’esperto – per 6 miliardi di caffè per anno, fanno circa 18.000 tonnellate di zucchero che vengono gettate via nei cassonetti dei rifiuti indifferenziati, e da lì in discarica”.

La nostra proposta – interviene Mangiaracina – è quella di produrre solo bustine da 3 grammi. Si ridurrebbe lo spreco e si contribuirebbe a favorire il minore consumo di zucchero a vantaggio della salute con una riduzione delle calorie in chi desidera dolcificare il caffè”.

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