Stile di vita rallenta l’Alzheimer: dieta, movimento, relazioni e gestione dello stress

Redazione 

Un recente studio di fase II, guidato dal Dr. Dean Ornish dell’Università della California, San Francisco, ha mostrato risultati promettenti nel rallentamento della progressione dell’Alzheimer attraverso cambiamenti intensivi dello stile di vita. I risultati dello studio, pubblicati su Alzheimer’s Research & Therapy, suggeriscono che un approccio multimodale può migliorare le funzioni cognitive nei pazienti con Alzheimer precoce.

Dettagli dello studio

Lo studio ha coinvolto 51 pazienti con lieve compromissione cognitiva o demenza precoce, arruolati tra settembre 2018 e giugno 2022. I partecipanti sono stati divisi casualmente in due gruppi: 26 nel gruppo di intervento e 25 nel gruppo di controllo. Il gruppo di intervento ha seguito un programma di 20 settimane che comprendeva dieta, esercizio fisico, gestione dello stress e supporto sociale.

Risultati significativi

I pazienti nel gruppo di intervento hanno mostrato miglioramenti significativi su diverse misure cognitive rispetto al gruppo di controllo. I punteggi sulla Clinical Global Impression of Change (CGIC) e sulla valutazione globale del Clinical Dementia Rating (CDR) sono migliorati significativamente (P=0.001 e P=0.037 rispettivamente). Anche il declino cognitivo misurato dal CDR-Sum of Boxes (CDR-SB) è stato più lento nel gruppo di intervento (P=0.032).

Inoltre, i punteggi sulla scala di valutazione della malattia di Alzheimer (ADAS-Cog) sono migliorati nel gruppo di intervento e peggiorati nel gruppo di controllo, anche se la differenza non era statisticamente significativa (P=0.053).

Componenti dell’intervento

Il programma di intervento prevedeva:

  • Dieta: una dieta integrale, minimamente lavorata e a base vegetale, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e legumi, con un apporto calorico non limitato e specifiche proporzioni di macronutrienti.
  • Esercizio fisico: attività aerobica moderata e allenamento della forza per almeno 30 minuti al giorno.
  • Gestione dello stress: tecniche di meditazione, stretching, respirazione e immagini per 1 ora al giorno.
  • Supporto sociale: gruppi di supporto online per i partecipanti e i loro partner per sessioni di 1 ora tre volte alla settimana.

Impatto biologico

A 20 settimane, i livelli ematici del rapporto amiloide-beta (Aβ)42/40, un biomarcatore della malattia di Alzheimer, sono migliorati nel gruppo di intervento (P=0.003), mentre sono peggiorati nel gruppo di controllo. Anche i biomarcatori del microbioma sono migliorati significativamente solo nel gruppo di intervento (P<0.0001).

Necessarie ulteriori ricerche, ma i risultati sono promettenti

Il Dr. Dean Ornish ha espresso un cauto ottimismo riguardo ai risultati, sottolineando la necessità di replicare lo studio su scala più ampia e con una popolazione più diversificata. Ha incoraggiato i medici a promuovere questi cambiamenti dello stile di vita nei loro pazienti con Alzheimer, poiché potrebbero migliorare significativamente la loro cognizione e funzione quotidiana.

La Dr.ssa Suzanne Schindler della Washington University di St. Louis, non coinvolta nello studio, ha notato che i cambiamenti nei livelli di biomarcatori plasmatici potrebbero essere influenzati da vari fattori e che ulteriori ricerche sono necessarie per chiarire la relazione tra i cambiamenti osservati e la patologia dell’Alzheimer.

Un passo importante nella ricerca di approcci non farmacologici

Nonostante le limitazioni, lo studio di Ornish rappresenta un passo importante nella ricerca su interventi non farmacologici per l’Alzheimer. I risultati incoraggiano ulteriori studi su larga scala e suggeriscono che i cambiamenti intensivi dello stile di vita possono offrire benefici significativi per i pazienti con Alzheimer precoce.

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