Stili di vita sani, sono un tesoretto per il cervello

Johann Rossi Mason

Quattro anni fa nel mio libro “Cervello senza limiti” (Codice Edizioni) parlavo del modo per avere una quarta e una quinta età in salute. Una previsione della salute cognitiva futura si può avere indagando alcuni fattori che costituiscono i tasselli della salute cerebrale. La ricerca ha scoperto che alcuni soggetti godono di una ‘riserva cognitiva’, termine con il quale si indica una forma di ‘resilienza’ del cervello ai danni dati da età, traumi o eventi acuti come l’ictus e invecchiamento. Gli studiosi si sono accorti infatti che alcuni soggetti con segni clinici di malattie degenerative come Alzheimer e Parkinson, mostravano sintomi ed effetti della malattia in maniera più sfumata, spesso non in grado di impattare sulla vita quotidiana e che venivano rilevate solo dopo la morte.

Questa forma di ‘cuscinetto’ protettivo sarebbe di due tipi: già uno studio del 1988 (pubblicato sulla prestigiosa rivista Annals of Neurology) dimostrava che il cervello di queste persone era più pesante e contava su un maggior numero di neuroni. Il che ha rafforzato l’idea che un maggior numero di cellule nervose costituiscano una sorta di ‘buffer’, da mettere in campo per compensare, almeno temporaneamente, i danni neurologici. Quoziente intellettivo in età infantile e scolare, grado di istruzione e numero di anni trascorsi a studiare, dello status socioeconomico e lavorativo, qualità delle esperienze extra lavorative sono i fattori principali che agirebbero anche in maniera cumulativa. Più fattori positivi, maggiore riserva.

Un recente studio pubblicato su JAMA ha rivelato che gli anziani affetti da Alzheimer o altre forme di demenza, ma con stili di vita sani, mostrano una migliore funzione cognitiva (dati rilevati dopo l’autopsia). Il Dr. Klodian Dhana del Rush University Medical Center di Chicago ha riportato che anche un modesto aumento negli indicatori di uno stile di vita sano è stato correlato a prestazioni cognitive superiori poco prima della morte (β=0,216, P<0,001).

Questo studio conferma l’importanza dello stile di vita nel rischio di demenza, come sottolineato da Dhana: “Nonostante l’accumulo di proteine cerebrali legate alla demenza con l’età come la beta amiloide e la TAU, uno stile di vita sano può ancora influenzare positivamente la cognizione, indipendentemente dalle patologie cerebrali”.

Il rapporto della Commissione Lancet del 2020 suggerisce che fino al 40% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto o ritardato mediante la modifica di vari fattori di rischio, sebbene l’effetto di uno stile di vita sano sulla “riserva cognitiva” rimanga da chiarire. Mentre sono ormai consolidate le conoscenze che ci dicono come fattori ambientali come il luogo di nascita, l’istruzione e il reddito agiscano sull’epigenetica e proteggono il cervello dai danno dell’età anche in presenza di danni locali.

Questo studio, utilizzando dati provenienti dal Rush Memory and Aging Project, ha coinvolto 586 partecipanti deceduti, con valutazioni sulla dieta, lo stile di vita e test cognitivi prossimi alla morte, oltre ai risultati post-mortem. I risultati indicano che uno stile di vita sano è associato a un minor accumulo di beta-amiloide nel cervello e a prestazioni cognitive migliori.

Questo studio suggerisce che uno stile di vita sano potrebbe offrire benefici cognitivi anche nelle fasi iniziali della demenza, aprendo la strada a una maggiore comprensione dei fattori di rischio modificabili associati alla demenza e all’invecchiamento cognitivo.

Il libro citato lo trovate qui: https://www.amazon.it/Cervello-inchiesta-italiana-potenziamento-cerebrale/dp/8875788278

https://mohre.it

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