Test potrà rivelare l’età dei singoli organi

Redazione

Un team di ricercatori presso la Stanford Medicine, situata in California (USA), ha sviluppato un innovativo esame del sangueQuesto test permette di quantificare l’età biologica di ciascun organo, consentendo interventi terapeutici precoci ancor prima che si manifestino sintomi clinici evidenti. I risultati di questa ricerca sono dettagliatamente pubblicati sulla rivista scientifica Nature e potrebbero dare un certo grado di previsione della possibilità che quell’organo possa ammalarsi, riducendo il rischio di mortalità.

Il processo di invecchiamento degli organi è un fenomeno complesso e vario che può influenzare la salute complessiva. Il team di ricercatori della Stanford Medicine ha sviluppato un esame del sangue all’avanguardia che quantifica l’età biologica di ciascun organo.

Un’analisi su oltre 5.000 individui ha rivelato che quasi il 20% della popolazione esaminata, composta da persone di 50 anni o più in buona salute apparente, mostra segni di invecchiamento accelerato negli organi. Questo dato, se trascurato, potrebbe aumentare il rischio di malattie specifiche per ciascun organo e potrebbe essere un indicatore precoce di patologie.

Il team ha utilizzato modelli di apprendimento automatico per valutare i livelli di proteine plasmatiche in 11 organi principali, tra cui cuore, cervello, e fegato. I risultati hanno rivelato che il 20% della popolazione mostra un invecchiamento accelerato in almeno un organo, con un aumento del rischio di morte del 20-50%. L’invecchiamento accelerato del cervello e dei vasi sanguigni è stato collegato con successo alla progressione della malattia di Alzheimer.

Questo studio pionieristico dimostra che monitorare l’età biologica degli organi attraverso un esame del sangue può prevedere il rischio di malattie specifiche e consentire interventi terapeutici precoci. Con ulteriori ricerche su un campione più ampio, potremmo avere la chiave per identificare nuovi bersagli farmacologici e migliorare la salute degli organi nelle persone apparentemente sane.

“Se riuscissimo a replicare questi risultati su una scala più ampia, coinvolgendo 50.000 o addirittura 100.000 individui – ha dichiarato uno degli autori dello studio, Tony Wyss-Coray – ciò significherebbe che, monitorando attentamente la salute degli organi in persone apparentemente sane, potremmo individuare precocemente segni di invecchiamento accelerato. Questa scoperta potrebbe consentirci di intervenire terapeuticamente prima che si manifestino sintomi evidenti di malattia. Inoltre, secondo l’esperto, l’identificazione delle proteine specifiche per ciascun organo, che meglio indicano un invecchiamento eccessivo e un elevato rischio di malattia, potrebbe aprire la strada a nuovi obiettivi farmacologici promettenti.”

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