Tre strumenti per prevenire il femminicidio

di Anna Benedetto

 

La violenza sulle donne è un mostro che abita le nostre strade, ma soprattutto gli interni delle nostre case, e di cui emerge solo la coda. Quella nera, roboante, del titolo di apertura di un giornale.

Secondo lo studio IPSAD® (Italian Population Survey on Alcohol and Other Drugs ) sono più del 50% (poco meno di 12 milioni e 500mila, ovvero il 50,9%) le donne tra i 18 e gli 84 anni che hanno riferito di essere state vittime almeno una volta, nel corso della propria vita, di episodi di violenza psicologica e/o fisica, ma solo il 5% ha denunciato l’accaduto.  

 

I risultati dello studio sulla violenza alle donne in Italia

Se solo il 5% denuncia, sono oltre 2 milioni e mezzo le donne (10,1%) che nel corso del 2022 riferiscono di vivere attualmente situazioni di violenza psicologica, subendo atti di controllo da parte di persone vicine, denigrazione e umiliazioni; mente circa 12 milioni (50,4%) hanno sperimentato questo tipo di violenze nel corso della propria vita. Tali atti vengono perpetrati soprattutto da conoscenti/amici (34,2%), da familiari conviventi (25,4%) e dal partner (25,1%).  

Sono circa 80.000 (0,3%) le donne attualmente vittime di violenza fisica mentre poco meno di  2milioni (8,7%) hanno riferito di aver avuto nel corso della propria vita esperienza di persone vicine che sistematicamente e ripetutamente nel tempo, le “colpivano con forza o le trattenevano contro la loro volontà”. Gli autori di questi atti di violenza fisica sono soprattutto familiari conviventi (46,9%) ed ex partner (35,6%). 

Anche il “target” colpisce nella misura in cui scardina molti luoghi comuni sul tema: non si tratta di contesti di situazioni di arretratezza, culturale, sociale, economica. A subire episodi di violenza sono soprattutto donne con meno di 60 anni che hanno un livello di istruzione medio-alto, un lavoro e un reddito medio e che sono coniugate e conviventi con il partner e oltre la metà ha figli. 

 

 

I danni collaterali della violenza sulla salute

«Le donne che hanno subito nella propria vita episodi di violenza sia essa psicologica o fisica si caratterizzano per la presenza di uno stato di malessere generalizzato: dichiarano livelli più elevati di stress e/o difficoltà nel sonno, e una maggiore propensione all’isolamento», commenta Sabrina Molinaro, ricercatrice di Cnr-Ifc responsabile dello studio. 

«Altro elemento interessante è proprio nella bassa percentuale di donne che riferisce di avere denunciato l’episodio, nonostante il forte impatto che tali violenze assumono nella gestione della quotidianità, quando non la dimensione di vero e proprio pericolo», continua Molinaro. 

 

Perchè le donne non denunciano

Illuminante è anche la parte delle motivazioni che hanno indotto le donne a non denunciare, come illustra Sabrina Molinaro: «Analizzando le motivazioni, il 50,3% afferma che l’atto non era perseguibile per legge; il 16,6% afferma di aver perdonato e/o giustificato il proprio aggressore; l’11,3% non voleva più pensare più all’accaduto; il 9,8% non ha denunciato per vergogna; il 7,1% per paura dell’aggressore, il 6,8% per sfiducia nel sistema giudiziario e il 6,6% per paura di non essere creduta. Dati, questi, che indicano chiaramente quanto sia importante diffondere la conoscenza del fenomeno e sensibilizzare la popolazione per contrastare le tendenze a normalizzare dal punto di vista culturale le esperienze legate alla violenza».

Questa è la “fotografia” della situazione in Italia. Ma, per chi non lo sa, occorre segnalare che si sono degli strumenti che possono essere usati sia dai soggetti vittime di violenza, che dai “testimoni” (familiari, vicini o anche solo occasionali) di queste violenze, che dagli abusanti stessi, qualora volessero farsi aiutare nel dismettere una condotta violenta.

 

Usa il signal for Help

Introdotto per la prima volta nel 2020 dalla Canadian Women’s Foundation e negli Stati Uniti dalla Women’s Funding Network (WFN), il segnale di aiuto (Signal for Help) è nato in epoca COVID-19 durante il lockdown, per segnalare la violenza domestica. 

Singnal for Help

 

Grazie a un forte battage pubblicitario e social (#SignalForHelp) è oramai utilizzato e riconosciuto anche a livello internazionale per segnalare situazioni di violenza o di pericolo sulle donne, permettendo loro di ricevere aiuto e soccorso.

Il segnale viene eseguito mostrando il palmo della mano in alto, ripiegando il pollice all’interno, quindi chiudendo le altre dita verso il basso, formando un pugno che “intrappola” simbolicamente il pollice tra le dita.

Questa richiesta di aiuto inizia ad essere riconosciuta anche in Italia, tant’è che quest’anno il premio Camomilla Award (LINK PRIMO ARTICOLO MOHRE) è andato proprio ai due carabinieri romani Angelo Giarratano e Gianfranco Natelli, che sono stati in grado di intercettare il “signal for help” e salvare una donna che era stata sequestrata dal suo compagno e la stava andando ad uccidere.

 

 

I carabinieri Daniele Angelo Giarratano e Gianfranco Natelli, premiati al Camomilla Award 2023

I carabinieri Daniele Angelo Giarratano e Gianfranco Natelli, premiati al Camomilla Award 2023

 

Cosa fare se vediamo questo segnale?

Se non conosciamo la persona (ad esempio la incontriamo per strada) occorre attivarsi subito per chiamare soccorsi, a cominciare dalle  forze dell’ordine.

Se la persona che sta ripetendo il segnale è un’amica o una conoscente, è importante comprendere di cosa ha bisogno, senza correre il rischio di compromettere la sua incolumità. Ad esempio, è possibile contattarla facendo domande a cui può rispondere solo con un “sì” o con un “no”, in modo da accumulare informazioni per aiutarla nel modo più efficace.

Per tutti, sia  le donne abusate che, mettersi in contatto con i centri antiviolenza (come il 1522).

Chiama il 1522

Fortunatamente ci sono diversi centri antiviolenza, qui segnaliamo 1522 (https://www.1522.eu/), il numero verde ufficiale anti stalking e violenza, creato  dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità.

Il numero è gratuito (da telefono fisso e cellulari), attivo 24 h su 24, a cui rispondono operatrici specializzate.

Non occorre aspettare di essere vittima di violenza, si può chiamare anche in forma anonima o per conto terzi, anche solo per chiedere consigli, prima che sia troppo tardi per chiedere aiuto.

Per chi accede dal sito è possibile anche utilizzare una chat, per mettersi in contatto diretto con una operatrice, in grado di offrire informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti sul territorio nazionale ed inseriti nella mappatura ufficiale della Presidenza del Consiglio – Dipartimento Pari Opportunità.

 

L’accoglienza è disponibile in italiano, inglese, francese, spagnolo, arabo, farsi, albanese, russo ucraino, portoghese, polacco. È sempre garantito l’anonimato.

 

 

Usa l’app YouPol (anche in modalità “invisibile”)

Un altro strumento messo a disposizione dalla Polizia di Stato per segnalare situazioni di pericolo è l’app Youpol

Questa applicazione gratuita, disponibile per dispositivi iOS e Android, è stata lanciata nel 2017 per segnalare episodi di spaccio di droga e bullismo, successivamente ha ampliato la sua portata includendo la possibilità di denunciare casi di violenza domestica.

YouPol consente agli utenti di inviare segnalazioni, anche in forma anonima, arricchendole con video, audio, immagini e testo. L’obiettivo è facilitare la comunicazione tra cittadini e forze dell’ordine, garantendo un canale immediato e sicuro.

La novità più significativa è l’introduzione della geolocalizzazione, che permette non solo di identificare la posizione del segnalante ma anche di visualizzare sull’app la mappa dell’ufficio di Polizia più vicino. Una funzione pensata per garantire interventi tempestivi in situazioni di emergenza.

Particolarmente attenta alle esigenze delle vittime di violenza di genere, l’app offre ora la possibilità di nascondere l’attività svolta con l’app stessa, in modo da proteggere la privacy delle vittime, evitando che la navigazione sul’app venga intercettata da un convivente violento o che il loro dispositivo possa essere utilizzato per comprometterle.

Per casi più urgenti, l’app offre un pulsante diretto per chiamare il Numero Unico di Emergenza (N.U.E.) 112 o, in alternativa, il 113 della Questura.

YouPol è disponibile per dispositivi iOS e Android, confermando l’impegno delle forze dell’ordine nell’utilizzare la tecnologia per garantire la sicurezza della cittadinanza.

 

https://mohre.it

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