Troppo smartphone? Gli effetti su sonno, cervicale, occhi e concentrazione

di Marta Salvati

È la tecnologia più intima che possediamo. Conosce le nostre abitudini: sa dove andiamo, con chi parliamo, a che ora ci svegliamo e persino quanto dormiamo. Talmente familiare da diventare quasi invisibile, lo smartphone è ormai una vera e propria protesi quotidiana, un’estensione digitale del corpo. Basta una piccola prova per rendersene conto: dare un’occhiata al tempo di utilizzo registrato dal dispositivo. Quante ore si trascorrono ogni giorno con lo sguardo rivolto allo schermo è un dato che potrebbe essere sorprendente.

D’altra parte, è lui a svegliarci al mattino, ad accompagnarci nel tempo libero, nelle sale d’attesa e sui mezzi pubblici. Ricorda gli appuntamenti e ci guida in città sconosciute, ci tiene in contatto con le persone a cui vogliamo bene, ci avverte se sta per piovere, e ci ricorda quando scolare la pasta. Le sue funzioni utili sono innumerevoli e farne a meno oggi, è difficile anche solo da immaginare.

Ma anche questo lavoratore instancabile ha un lato oscuro: la ricerca scientifica suggerisce che alcune modalità d’uso sono associate a cambiamenti nella qualità del sonno, nella postura, nella capacità di concentrazione e nel benessere psicologico.

Lo smartphone, insomma, non è un nemico della salute tout-court. Ma il modo in cui lo utilizziamo può avere effetti inattesi sul corpo e sulla mente. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, bastano piccoli accorgimenti per ridurre gli effetti indesiderati e continuare a godere dei vantaggi della tecnologia più a portata di mano di tutte.

 

Il telefono può peggiorare il sonno anche se lo usi pochi minuti prima di dormire

Il sonno è uno dei primi aspetti su cui l’uso dello smartphone può lasciare il segno. Chiunque abbia sperimentato gli effetti di una notte insonne sa quanto il riposo sia fondamentale per il benessere fisico e mentale. E il cellulare lo influenza non solo tramite la luce blu del suo schermo: notifiche, reel e messaggi mantengono il cervello in uno stato di attivazione, poco compatibile con il rilassamento prima di addormentarsi. Secondo una meta-analisi del 2023 pubblicata sul Journal of Clinical Sleep Medicine (Chu et al., 2023), un uso più intenso dello smartphone è associato ad un sonno peggiore e tempi più lunghi per addormentarsi.

Meglio rispolverare il caro vecchio libro sul comodino.

 

La testa china sullo schermo mette sotto stress collo e spalle

Che il dolore cervicale possa originare dal palmo della mano è una novità tutta moderna. L’uso prolungato dello smartphone porta a inclinare la testa in avanti, aumentando il carico sul tratto cervicale. E le conseguenze spaziano dalla rigidità, al dolore alle spalle e mal di testa tensivi, come descritto dallo studio Harvard T.H. Chan School of Public Health, del Brigham and Women’s Hospital e di Microsoft. La consapevolezza è già un’azione importante per ridurre i danni: dopo molto tempo passato allo smartphone, pensare alla posizione del corpo è importante: la schiena è curva o la testa piegata verso il basso? Imparare a tenere una postura corretta durante un gesto che si ripete molte volte al giorno, potrebbe tenere lontani fastidi ed evitare qualche antinfiammatorio di troppo.

 

Lo smartphone può distrarre anche quando è lì, accanto a noi

Una notifica, un video interessante, quella mail non letta. Lo smartphone attira la nostra attenzione in tanti modi, ma potrebbe rubarla anche solamente con la sua presenza. Non serve nemmeno sbloccarlo: secondo uno studio pubblicato nel 2017 da Adrian F. Ward e colleghi sul Journal of the Association for Consumer Research, la sola presenza dello smartphone può ridurre le performance cognitive nei test di memoria e attenzione. È il cosiddetto “brain drain effect”. Sapere che il telefono è lì, sul tavolo o nella borsa, sembra occupare inconsapevolmente una parte delle nostre risorse mentali, anche se non lo stiamo utilizzando. Quando dobbiamo concentrarci su un’attività impegnativa, lasciare il telefono in un’altra stanza può aiutarci a preservare attenzione e produttività.

 

Stress e ansia digitale, sempre dietro l’angolo

Un piccolo suono, una vibrazione, un’anteprima sullo schermo: tanti piccoli micro-segnali che interrompono il flusso dei nostri pensieri. Ognuna di queste distrazioni fa una richiesta chiara al nostro cervello: cambiare rapidamente focus, aumentando così il senso di urgenza e fatica mentale. A metterci la ciliegina sulla torta c’è la sensazione di dover essere sempre reperibili. Che anche il telefono ci stressi è un fenomeno descritto anche dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA).

Quindi: da quanto tempo non fai una passeggiata all’aperto, lasciando il cellulare in casa? Sembrerebbe una soluzione efficace, ma non per tutti. Batteria scarica, un posto senza campo o il telefono dimenticato in casa: per alcune persone non è un piccolo disagio trascurabile. Secondo una review sistematica pubblicata sulla rivista Healthcare (2023), la cosiddetta nomofobia, cioè il disagio legato all’idea di restare senza smartphone, è associata a livelli più elevati di ansia, uso compulsivo del dispositivo e disturbi del sonno.

 

Pollice e polso possono risentire dei movimenti ripetitivi

Scrollare: chi non se lo concede ogni tanto? Un gesto innocuo che, se ripetuto migliaia di volte, può farsi sentire. Il dolore al pollice non è più solo appannaggio di chi svolge lavori manuali, o soffre di artrosi: anche l’intrattenimento offerto dal nostro fedele smartphone può contribuire a sovraccaricare tendini e articolazioni, soprattutto quando il telefono viene utilizzato a lungo con una sola mano. Lo dimostra una revisione sistematica di Braud et al. del 2026 che ha analizzato oltre 67.000 persone: i movimenti ripetitivi di un uso intenso dello smartphone sono associati a diverse patologie da sovraccarico di mano e polso, tra cui tendiniti e sindrome del tunnel carpale. Fare pause frequenti e alternare la posizione della mano può aiutare a ridurre il sovraccarico.

 

Anche gli occhi fanno fatica

Dopo ore trascorse davanti allo schermo, la nostra vista non è più la stessa: occhi secchi, bruciore, visione offuscata e mal di testa. Sono i sintomi tipici dell’affaticamento visivo digitale. Secondo la Società Oftalmologica Italiana (SOI), l’esposizione prolungata ai dispositivi digitali può ridurre l’ammiccamento spontaneo degli occhi, favorendo secchezza e irritazione.

C’è però una soluzione: ogni tanto distrarre lo sguardo dallo schermo osservando un oggetto a qualche metro di distanza, per trovare sollievo. Non si tratta di fare grandi rivoluzioni nelle abitudini quotidiane. Ma se lo smartphone è la prima cosa che cerchiamo al mattino e l’ultima che guardiamo la sera, forse vale la pena recuperare qualche momento di distanza.

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