Una ricerca italiana scommette sull’ozono per sconfiggere l’antibiotico-resistenza

di Anna Benedetto 

 

È in corso il VI Congresso Internazionale di Ossigeno Ozono Terapia, in programma dal 16 al 18 maggio all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Oltre a fare un punto sui molteplici impieghi dell’ossigeno-ozono terapia in ambito medico, è stato annunciato un protocollo di sperimentazione SIOOT – Società Scientifica Ossigeno Ozono Terapia  con l’Università Cattolica di Roma per confermare l’efficacia dell’ozonoterapia nel trattamento delle infezioni sostenute da batteri resistenti

L’applicazione si basa su una miscela di ossigeno e ozono, somministrata secondo specifici protocolli stilati dalla Società Scientifica Internazionale di Ossigeno Ozono Terapia (SIOOT) e validati dal Ministero della Salute, che agisce stimolando il sistema immunitario e aumentando le capacità antiossidanti delle strutture cellulari, proteggendo così l’organismo da fenomeni infiammatori e degenerativi.

 

Antibiotico-resistenza: entro il 2050 possibile prima causa di morte nel mondo

Non se ne parla molto, ma l’antibiotico-resistenza (AMR – antimicrobial resistance) è la nuova emergenza sanitaria a livello planetario. L’Italia è prima in Europa per numero di morti legate ai batteri resistenti agli antibiotici: le infezioni resistenti ai farmaci antimicrobici provocano ogni anno oltre 35.000 decessi nelle Nazioni europee e purtroppo circa un terzo di questi decessi avviene in Italia.

«Il problema è che in Italiaspiega ai nostri microfoni Walter Ricciardi, Professore Ordinario di Igiene e Medicina preventiva, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma non c’è questa consapevolezza nella popolazione. Gli italiani sicuramente hanno paura delle malattie tradizionali, ma non si rendono conto che entrare in un ospedale oggi è la cosa più rischiosa per un cittadino italiano, in particolar modo se bisogna fare delle procedure invasive a rischio di infezione. E quando si contrae un’infezione contro cui non ci sono antibiotici, molto spesso si muore».

Oltre ad una attenzione maggiore ai protocolli igienici ed alla sanificazione degli ambienti ospedalieri, le due direttive – secondo Ricciardi – sono «prescrivere degli antibiotici esclusivamente quando servono, per esempio non nell’influenza e non nelle malattie virali. Già solo questo darebbe dei risultati immediati. Ma il problema potrebbe essere risolto anche dall’integrazione di questa tecnologia a base di ozono – che è un disinfettante storico – è che, se applicato a germi che oggi non hanno più risposta agli antibiotici, potrebbe essere risolutivo». 

 

Alla ricerca di soluzioni per contrastare l’epidemia: l’approccio One Health

La resistenza antimicrobica (AMR) è una minaccia significativa per la salute pubblica, che ha molteplici cause e ricadute in diversi settori. Oltre a minacciare direttamente l’uomo, agisce ugualmente su flora e fauna,  impattando sulla salute di animali e piante, riducendo la produttività nelle aziende agricole e minacciando la sicurezza alimentare.

L’uso eccessivo e improprio di antibiotici in ambito umano, veterinario e zootecnico, insieme alla diffusione ancora elevata delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria, sono i principali fattori alla base dello sviluppo dell’antimicrobico-resistenza.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization) l’adozione di un approccio One Health è il prerequisito per affrontare la resistenza antimicrobica. In un policy brief pubblicato a maggio 2024, la WHO ha identificato 12 strategie chiave che sollecitano la collaborazione tra professionisti della salute umana, animale e ambientale. Questo approccio mira a prevenire la diffusione di batteri resistenti agli antibiotici e a promuovere l’uso responsabile degli antibiotici.

Sono state inoltre create piattaforme come l’AMR One Health Network dell’Unione Europea e il suo previsto gruppo di lavoro interagenziale sull’AMR per sostenere questi obiettivi. 

Il protocollo italiano di validazione dell’ossigeno-ozono terapia per contrastare l’AMR

E mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce l’importanza di un approccio “olistico” al problema, che prenda in considerazione la salute del pianeta se non altro come mezzo per preservare quella umana; in Italia degli scienziati stanno effettuando una sperimentazione su pazienti umani per validare l’utilizzo dell’ossigeno-ozono terapia contro l’AMR.

«La SIOOT ha intrapreso un percorso virtuoso e molto rigoroso dal punto di vista scientifico, avviando un protocollo di sperimentazione controllata a partire da dati molto interessanti sull’utilizzo dell’ozono terapia per il trattamento delle infezioni, e in particolare quelle correlate all’antibiotico resistenza, volto ad offrire ai professionisti sanitari e ai pazienti uno spettro di tecnologie più ampio rispetto a quello attuale» aggiunge Ricciardi. «L’obiettivo è quello di poter disporre di terapie più efficaci, non invasive e prive di effetti collaterali, che garantiscano, insieme ad altri presidi terapeutici, migliori risultati assistenziali, contribuendo a contrastare una delle principali minacce per la salute globale».  

E se la scoperta del primo antibiotico, la penicillina, in realtà si deve all’italiano Vincenzo Tiberio ma è attribuita  all’inglese Fleming; il team tutto italiano che sta lavorando a questa terapia per contrastare l’antibiotico-resistenza – mette in guardia Marianno Franzini, presidente sezione internazionale SIOOT  – è ben determinato a rivendicare il suo primato, una volta che la sperimentazione avrà dato gli esiti attesi.

 

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