Vacanze sulla neve: come evitare o curare traumi e cadute

Dallo sci allo snowboard, dal fondo al pattinaggio, dalle discese con il bob alla camminata. È inverno e la neve regala infinite occasioni per divertirsi, ad ogni età. Ogni pratica però, in caso di brutte cadute sul ghiaccio o di sforzi intensi senza il dovuto allenamento può rivelarsi insidiosa e rendere le nostre vacanze e i mesi a seguire una vera scocciatura.

“Gli arti inferiori sono sicuramente quelli sottoposti più a sollecitazioni sia a livello muscolo tendineo che articolare. –  spiega il Dottor Massimiliano Febbi Fisioterapista, Osteopata, Professore associato e Coordinatore corso di laurea Fisioterapia presso l’Università di Ostrava, Roma – Un ruolo chiave dal punto di vista della performance però lo hanno anche le braccia, in quanto permettono di mantenere l’equilibrio. Da non trascurare poi anche l’importanza della schiena che, attraverso i muscoli della cintura lombo pelvica “Core”, permettono sia di avere delle ottime performance che di evitare traumi alla colonna vertebrale, soprattutto con i movimenti di rotazione ad alta velocità ai quali veniamo esposti con questi tipi di sport”.

Innumerevoli i traumi più frequenti: “Infortuni comuni negli sport invernali – continua il Dottor Febbi – sono gli stiramenti, gli strappi, le lussazioni fino alle fratture. Molte di queste lesioni si verificano alla fine della giornata, quando la stanchezza prende il sopravvento ma i più appassionati si sforzano eccessivamente per concludere “l’ultima discesa”. La maggior parte degli infortuni negli sport invernali potrebbe quindi essere facilmente prevenuta o evitata con una adeguata preparazione precedente, mantenendo una buona condizione fisica generale durante l’anno, rimanendo attenti e vigili durante le vacanze e interrompendo l’attività sportiva quando il corpo ci lancia i primi segnali di stanchezza o dolore”.

Il trauma in sè non è però l’unico fastidio patito, poiché spesso questi episodi lasciano uno strascico che ci terrà compagnia per settimane. “I traumi di origine traumatica diretta, derivati da cadute o movimenti innaturali come la torsione del ginocchio all’interno dello scarpone, possono portare a danni importanti fino a richiedere un intervento chirurgico e a lunghi periodi di riabilitazione e recupero.

L’evidenza scientifica ci indica inoltre come il maggior rischio di intercorrere in determinati infortuni, sia il fatto di aver già subito in passato lesioni dello stesso tipo; diventa quindi estremamente importante, quando i traumi non sono dati da cause accidentali, indagare sulla corretta tecnica di esecuzione del gesto atletico per non insistere in un punto già indebolito da problematiche precedenti”.

“La prevalenza delle lesioni alla spalla – prosegue Febbi – è molto più elevata negli adulti rispetto ai bambini, sia negli sciatori alpini che nei praticanti di snowboard. Al contrario, la prevalenza delle fratture dell’arto inferiore tende ad essere molto superiore nei bambini rispetto agli adulti che praticano sci alpino, come anche l’incidenza delle lesioni al polso. Nel complesso possiamo dire, che i bambini rispetto agli adulti tendono ad infortunarsi di più probabilmente per la minor capacità tecnica e di controllo motorio nelle situazioni più complesse, oltre che per una minore percezione del rischio di eventuali comportamenti in pista”. Per gli adulti però, gli strascichi potrebbero essere più rilevanti nel tempo.

Un’attività fisica costante o preparatoria può quindi evitare o contenere le conseguenze dei traumi. “Studi confermano che una combinazione di stretching dinamico, esercizi di riscaldamento, rinforzo dei muscoli quadricipiti e degli ischiocrurali, ed esercizi pliometrici abbiano un ruolo fondamentale per prepararsi alla stagione invernale. Inoltre, l’allenamento con utilizzo dei sovraccarichi, focalizzato sull’aumento della forza dimostra essere un’ottima combinazione tra performance e prevenzione. Un allenamento che può essere effettuato sia in palestra che a casa prevede anche esercizi a forte carattere coordinativo e funzionali come affondi, squat e lavoro con i manubri per la parte superiore del corpo”.

In caso di infortunio, che cure o percorsi riabilitativi sono utili? “Esistono molte strategie riabilitative, in linea di massima però, saranno utili un trattamento che combina terapia manuale con tecniche di mobilizzazione e manipolazione, anche osteopatica, terapia strumentale ed esercizio terapeutico con terapisti specializzati”. Conclude l’esperto.

Alla base di una completa guarigione, però, c’è prima di tutto una corretta diagnosi. Una corretta valutazione biomeccanico posturale consentirà allo specialista un’analisi funzionale anche sugli indici di rischio della singola persona.

Grazie all’utilizzo di una strumentazione non invasiva di nuova generazione, come lo Spine 3D Sensor Medica che sfrutta la tecnologia LIDAR e l’intelligenza artificiale, oltre all’utilizzo di consolidate e più conosciute tecnologie come la baropodometria computerizzata per valutare l’appoggio plantare e la distribuzione dei carichi sugli arti inferiori, si otterranno parametri fondamentali sui quali costruire un programma di prevenzione infortuni o di riabilitazione su misura per ogni paziente.

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