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Viaggio fra le (cross)dipendenze, quando dire di no diventa impossibile

Due topi cocainomani che si uccidono, letteralmente, per avere un’altra dose, anzi due, meglio tre. Un innamorato abbandonato che inizia a bere preso dallo sconforto di un amore finito, un ex-tossicodipendente che ormai pulito si ritrova a consumare forsennatamente della pornografia. Tre storie diverse, e non di fantasia, che ci raccontano il tema complesso della dipendenza e della cross-dipendenza. Ma facciamo un piccolo passo indietro. Cos’è veramente una dipendenza? Secondo il Dott. Fabio Lugoboni, Responsabile dell’Unità di Medicina delle Dipendenze del Policlinico GB Rossi di Verona, c’è bisogno prima di tutto di distinguerla dall’uso e dall’abuso. “Nell’uso, per esempio, – afferma Lugoboni – una persona fuma una sigaretta ogni tanto e non ne sente il bisogno quando non fuma e diventa una cosa sporadica come quando beve un bicchiere di vino ogni tanto. L’abuso invece è quando una persona che non beve di quando in quando si ubriaca, ecco questo è un tipico esempio di abuso. La dipendenza invece è quando una persona assume una determinata sostanza quotidianamente e non ne può fare a meno, va dunque incontro a perdita delle capacità di astenersi.” Ma si può tentare di classificarle e non nel senso delle tipologie ma nel senso di quelle più frequenti? Fare una sorta di “top five” o “top ten” delle dipendenze come per la migliore musica suonata in radio o per i libri più venduti? E’ sempre il Dott. Lugoboni a risponderci: “Per capacità di dare dipendenza sicuramente la nicotina è al primo posto, l’alcol indubbiamente ha una grossa capacità e l’eroina anche. Meno la cocaina ma quando si diventa dipendenti  le conseguenze sono drammatiche. I topi che diventano cocainomani in situazioni sperimentali sono gli unici che si uccidono con la sostanza, autosomministrandosela in maniera drammatica”. Difficile non rimanere impressionati dai dati relativi al consumo delle sostanze psicotrope, alcol incluso, nei giovani e meno giovani, fenomeno raccontato nel dettaglio dal Rapporto ESPAD del CNR. Ma se sull’abuso delle sostanze abbiamo un quadro chiaro, poco è stato raccontato riguardo invece le cross-dipendenze per le quali non esistono nemmeno dati epidemiologici precisi.

“E’ chiaramente il passaggio da una dipendenza all’altra” afferma il Dott. Lugoboni, aggiungendo però che: “non tutte le persone che hanno una dipendenza sono portate ad abusare di tutto, questa è una falsa credenza. Io ho conosciuto tantissimi eroinomani che erano astemi, come molti altri che erano pure alcolizzati per dire, ma appunto non è detto che si verifichi una situazione del genere. Diciamo che una persona che è già dipendente da una sostanza è più facile che possa diventare dipendente anche di un’altra. Non tutti bevono, ma sicuramente tutti, o quasi, fumano e chi fuma sa quanto sia pesante come dipendenza. Il quadro resta particolarmente variegato e le traiettorie sono molto difficili da prevedere. Vede, – prosegue l’esperto –  è un po’ come gli allergici al polline che più facilmente diventano allergici alle graminacee, ma ovviamente questa non è la regola. Ci sono poi situazioni dove si può passare da una dipendenza ad un’altra che si ritiene ‘più leggera’. Pensiamo a chi smette di fumare – conclude il medico – e si mette a mangiare per gratificazione, tutte le sostanze danno un qualche tipo di gratificazione, un po’ come chi quando finisce una relazione inizia a bere qualche bicchiere di troppo.”

Ma al termine del nostro viaggio, c’è una destinazione finale che faccia intravedere una soluzione? E’ ancora il Dott. Fabio Lugoboni a fornirci un porto sicuro: “In tutte le dipendenze servono fondamentalmente due cose sinergiche per superarle: la prima è un trattamento farmacologico quando sia disponibile perché riduce molto il desiderio. La seconda cosa è il sostegno di qualcuno, che può essere uno psicoterapeuta ma anche un consulente, che lo aiuti a dire di no. Le due cose insieme hanno un effetto moltiplicativo, non è uno più uno uguale a due ma uguale a sei in questo caso. Purtroppo le persone con una dipendenza cercano di fare da soli: l’errore più grosso. E’ vero che ci sono persone che dicono: ‘ero alcolizzato e ne sono uscito da solo’ ma è vero anche che c’è chi vince al Superenalotto, è l’eccezione non la regola. Ridurre il danno significa fare un passo nella giusta direzione ed essere seguiti permette di arrivare prima ad una soluzione, soprattutto con minori conseguenze. Lo scopo importante per il terapeuta è tornare a far funzionare, nella persona che segue, il sistema del piacere in maniera sana. Fondamentalmente la persona deve tornare a provare piacere per cose semplici, solo apparentemente banali come godere di un libro, di un film o di una passeggiata. Se non riparte questo meccanismo è difficile che la persona smetta di assumere una sostanza. Se, da terapeuta, mi limito a bloccare esclusivamente l’assunzione della sostanza al soggetto dipendente è chiaro che poi lui passa ad un’altra. Non è tanto (e solo) la riduzione del danno ma fare un passo, nella direzione giusta: in quella del benessere anche con l’aiuto di forme di prevenzione parziale”

Foto di Anna Shvets da Pexels

 

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