Vita più breve per chi sperimenta insicurezza alimentare

Johann Rossi Mason

I dati sono americani ma il problema è diffuso anche in Europa: chi sperimenta insicurezza alimentare ha una minore aspettativa di vita dopo i 50 anni. I dati provengono da una ampia ricerca pubblicata su Jama Internal Medicine che ha preso in esame lo status alimentare di oltre 57400 adulti statunitensi. Mentre il 78,4% aveva una buona sicurezza alimentare, per l’8,5% era marginale, il 7,4% era bassa e per il 5,6% molto bassa. Ma cosa vuol dire avere una condizione di ‘insicurezza alimentare’? Significa avere un accesso limitato o incerto a cibo adeguato a garantire uno stato di salute. Sia nella qualità che nelle quantità, aggiungiamo. Ha aggiunto dettagli a questa definizione Save The Children nel proprio sito dove ha precisato che per insicurezza alimentare, si intende lo stato in cui le persone rischiano o soffrono effettivamente di un consumo inadeguato a soddisfare i requisiti nutrizionali a causa dell’indisponibilità fisica di cibo, della mancanza di accesso sociale o economico a un’alimentazione adeguata e/o di un utilizzo inadeguato del cibo. O anche ‘l’incapacità o l’incertezza di poter accedere ad una quantità sufficiente di cibo sano, nutriente e che rispetti le preferenze individuali’.

Mentre nel Sud del mondo il problema delle persone che soffrono una ‘fame acuta’ è aumentato di 2.6 volte, in Occidente si assiste ad una polarità: da un lato un eccesso di cibo, che unito a scelte

L’insicurezza alimentare può inoltre suddividersi in 3 fasi:

  • 1. Insicurezza alimentare cronica: incapacità a lungo termine o persistente di soddisfare i requisiti minimi di consumo alimentare.
  • 2. Insicurezza alimentare transitoria: incapacità a breve termine o temporanea di soddisfare i requisiti minimi di consumo alimentare, che indica una capacità di recupero. Come regola generale, brevi periodi di insicurezza alimentare legati a crisi sporadiche possono essere considerati transitori.
  • 3. Insicurezza alimentare ciclica: variazioni abituali, spesso stagionali, della sicurezza alimentare. Come regola generale, se l’insicurezza alimentare stagionale è presente per un totale di almeno sei mesi all’anno, può essere considerata cronica; se dura per un totale di meno di sei mesi all’anno, può essere considerata transitoria.

Insicurezza alimentare una definizione per molte situazioni

Queste situazioni includono molte situazioni: dall’insufficiente apporto di nutrienti alla scarsità di proteine, dall’impossibilità di fare tre pasti regolari alla qualità del cibo assunto. 

Se diamo per scontato che l’alimentazione sia uno dei pilastri degli stili di vita che contribuiscono alla costruzione e al mantenimento della salute, va da se che l’insicurezza alimentare rappresenti una crepa profonda e progressiva. Lo studio di Fama si è focalizzato sulla diminuzione dell’aspettativa di vita: chi non ha accesso adeguato al cibo vive in media 4,5 anni in meno, con metà dell’aspettativa di vita persa, attribuita a malattie cardiovascolari e cancro. Inoltre una scarsa sicurezza alimentare porta ad un rischio del 50% di mortalità prematura, quella che avviene prima del compimento di 80 anni di età.

Le donne mangiano meno

Le donne poi sono più penalizzate: quando si nutrono in maniera inadeguata, vivono in media 5,8 anni in meno dei loro partner maschili (rispetto agli uomini che vivono ‘solo’ tre anni in meno). Come si spiega? E’ semplice, sono le donne ad avere la maggiore responsabilità della spesa per generi alimentari e questo provoca un carico di stress e responsabilità. Inoltre le donne sono più propense a sacrificarsi e mangiare sia meno sia peggio per favorire i familiari. Quando c’è scarsità sono le donne a togliersi il pane dalla bocca, pagando così un prezzo in termini di malnutrizione, anemia e stanchezza. Insieme alle donne, soffrono di insicurezza alimentare di più i giovani, le minoranze etniche e gli anziani a basso reddito. 

Piove sul bagnato quando si tratta di svantaggio

Nello svantaggio poi piove sul bagnato: una cattiva dieta, scarsa o insufficiente è correlata ad uno stress psichico e ad un carico allostatico che si correrla a maggiori cattive abitudini come il fumo e l’alcol (che offrono una fonte di gratificazione sia pure dannosa e temporanea), i cibi spazzatura per la loro palatabilità e a malattie come obesità e diabete. In Europa il rateo di persone che ha un consumo alimentare insufficiente è del 2,5%.

Il cibo manca anche in Occidente

L’insicurezza alimentare è fortemente presente anche nei paesi occidentali e industrializzati ed è uno dei fattori sociali che aumenta i costi sanitari, secondo il Rapporto del Ministero dell’Agricoltura americano negli USA quasi il 13% delle famiglie (pari a circa 17 milioni) sperimenta una forma più o meno lieve di insicurezza alimentare. Il problema per i bambini è in parte ovviato dalle scuole: per molti di essi il pasto che consumano a mensa è l’unico che avranno durante il giorno, ma il sistema di tessere per gli studenti bisognosi genera un problema di discriminazione e stigma. 

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