“Women for women” contro il tumore al seno e la violenza di genere

di Anna Benedetto

Cosa possono avere in comune un tumore al seno e la violenza di genere?

Chiedetelo a Donatella Gimigliano, autrice e produttrice Women for Women against Violence, un progetto nato otto anni fa dal suo vissuto personale.

Si tratta di due grandi dolori che hanno attraversato la sua vita e quella della sua famiglia, diventati – grazie ad una straordinaria resilienza – i motori per aiutare altre donne.

«Ogni anno in Italia ci sono più di 100 donne che perdono la vita per un femminicidio, ma sono più di 12mila quelle che la perdono per un cancro al seno. Ma cosa succede nella vita di una donna quando sopravvive a uno di questi due “mostri”?» è la domanda da cui parte Gimigliano.

Lo ha raccontato commossa durante l’evento tenutosi stamani presso presso la Sala Conferenze di UnitelmaSapienza dal titolo “A TESTA ALTA. Insieme, per contrastare la violenza di genere”.

Da sinistra: Filippo Roma, Beppe Convertini, Donatella Gimigliano, Nina Palmieri al Camomilla Award 2023

La tossicità economica

Anzitutto ci sono delle conseguenze a cui bisogna far fronte come: la tossicità economica, di una donna che si emancipa da un compagno violento accentratore, e deve “ricostruirsi” sia dal punto di vista medico-curativo, sia dal punto di vista della riorganizzazione economico-professionale. 

«In Italia – ricorda Gimigliano – le cicatrici sono considerate una spesa estetica. Per cui donne sopravvissute ad aggressioni feroci, dopo le prime cure, queste devono affrontare (da sole) spese indicibili per curare queste cicatrici. Senza considerare le ricadute psicologiche»

Della tossicità economica sulle donne con tumore al seno – prosegue Gimigliano – si dice ancor meno. Io quando ho avuto il tumore ho subito un inferno nell’affrontare il tumore ma anche un inferno nella mia vita professionale, di cui pago ancora lo scotto a distanza di dieci anni». 

Un altro discorso collaterale è quello del diritto all’oblio oncologico

Un problema che riguarda tutte le persone guarite da tumore, che la burocrazia italiana penalizza nell’accesso a servizi come l’ottenimento di mutui, la stipula di assicurazioni sulla vita, l’assunzione in un posto di lavoro e l’adozione di un figlio.

 

La ferita affettiva

Un altro tema è quello della ferita affettiva, comune sia nelle donne che subiscono violenza dal partner, ma vissuta altresì dalle donne che si trovano ad affrontare una malattia. È un racconto comune, soprattutto nelle donne che affrontano un tumore al seno, un vissuto di abbandono affettivo da parte del partner, che non regge a quel “cambiamento” che avviene nella donna (fisico, psicologico, anatomico) a seguito di un cancro.  Spesso, anche a distanza di anni,  la coppia si sgretola, non sopravvive alla presenza di “quell’intruso”, come lo ha chiamato Patrizia Mirigliani, patron di “Miss Italia”, in un toccante monologo dal titolo “Io quell’intruso lo conosco bene”, dove racconta di essere stata tradita da suo marito mentre lei era a fare la chemioterapia.

Queste ed altre esperienze sul fronte della tutela delle donne vittime di una violenza o di una malattia “di genere”, come il cancro al seno, sono confluite nella VIII edizione dell’evento “Women for Women against Violence – Camomilla Award 2023”, una kermesse che va in onda su Rai 3 il 24 novembre alle 23.10.

Nel corso della serata è stato assegnato il premio Camomilla Award, che quest’anno è andato ai due carabinieri romani Angelo Giarratano e Gianfranco Natelli, che sono stati in grado di intercettare il “signal for help” e salvare una donna che era stata sequestrata dal suo compagno e la stava andando ad uccidere.

I carabinieri Daniele Angelo Giarratano e Gianfranco Natelli, premiati al Camomilla Award 2023

I carabinieri Daniele Angelo Giarratano e Gianfranco Natelli, premiati al Camomilla Award 2023

 

Singnal for Help

 

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