Screening del collo dell’utero: negli USA cresce chi non lo fa mai. E in Italia?

di  Marta Salvati

Il cancro cervicale è tra i tumori più prevenibili in assoluto, grazie a screening che individuano le lesioni precancerose prima che degenerino. Eppure, secondo un nuovo studio pubblicato il 27 agosto 2026 su JAMA Network Open, negli Stati Uniti la quota di donne che non si è mai sottoposta a screening è in costante aumento.

I ricercatori hanno analizzato i dati di un sondaggio rappresentativo condotto dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) su oltre 106.000 donne, seguite dal 2005 al 2023. I risultati principali: tra le donne di 21-29 anni, la quota di chi non aveva mai fatto uno screening è passata dal 12,5% (2005) a quasi il 32% (2023) (pari a circa 6,2 milioni di giovani americane).

Tra le donne  americane tra 30 e 65 anni, la percentuale è salita dal 5,3% al 15%, pari a circa 9,2 milioni di donne.

Nel 2023 circa il 44% delle giovani donne asiatiche non era mai stata sottoposta a screening, contro il 29% delle donne bianche; il 39% di chi ha un basso livello di istruzione contro il 17% di chi ha una laurea magistrale o un dottorato; il 32% delle donne senza assicurazione sanitaria contro l’11% di chi ha una copertura privata.

Un quadro che, secondo gli esperti riflette barriere di accesso, disuguaglianze socioeconomiche e un sistema sanitario in cui lo screening non è universalmente garantito, per molte quindi potrebbe essere a pagamento, un costo che viene sacrificato.

E in Italia? Un sistema diverso, ma non senza criticità

In Italia il confronto diretto con il dato americano “non ha mai fatto lo screening in vita” non è disponibile nella stessa forma, perché il nostro Paese misura la copertura soprattutto attraverso due sistemi complementari: i programmi organizzati regionali (monitorati dall’Osservatorio Nazionale Screening, ONS) e l’indagine campionaria PASSIdell’Istituto Superiore di Sanità, che rileva anche lo screening “spontaneo” fatto privatamente. Mettendo insieme questi dati emerge comunque un quadro utile per valutare la situazione italiana.

La copertura complessiva è sotto la soglia minima di efficacia

Secondo l’ultimo Rapporto ONS, nel 2024 l’indicatore di copertura da esami per lo screening della cervice uterina (che misura la quota di donne aventi diritto che hanno effettivamente eseguito il test) si è attestato al 51% a livello nazionale — un valore appena sopra la soglia del 50% considerata il minimo per garantire l’efficacia del programma. Nel 2025 questo indicatore è però sceso al 48,4%, tornando sotto la soglia minima.

Il dato più recente della sorveglianza PASSI, relativo al biennio 2022-2023, racconta una versione più ampia della copertura, perché include anche gli esami fatti fuori dai programmi pubblici: il 76% delle donne tra 25 e 64 anni ha dichiarato di aver eseguito un Pap test o un test HPV preventivo nei tempi raccomandati (ogni 3 anni). Il dato è in calo rispetto all’80% registrato nel triennio 2017-2019, prima della pandemia.

Circa il 47% delle donne ha fatto il test gratuitamente all’interno dei programmi organizzati, mentre il 31% lo ha fatto a pagamento, di propria iniziativa .

Se negli Stati Uniti le disparità corrono lungo le linee di etnia, istruzione e copertura assicurativa, in Italia il fattore che pesa di più è la geografia. Sempre secondo PASSI (2022-2023), la copertura ai test preventivi raggiunge l’83% al Nord e l’83% al Centro, ma crolla al 69% al Sud e nelle Isole.

Anche guardando all’estensione degli inviti allo screening organizzato (cioè quante donne aventi diritto ricevono effettivamente la lettera di invito), il quadro conferma il divario: nel 2024 la copertura da invito è “completa” al Nord (103,2%) e al Centro (100,7%), mentre al Sud-Isole si ferma all’87,5% — comunque in miglioramento rispetto al 79,2% del 2023.

La quota di test eseguiti fuori dai programmi organizzati, pagando di tasca propria, varia dal 17% in Emilia-Romagna e Basilicata fino al 49% in Campania, segno che dove il servizio pubblico funziona meno le donne si rivolgono al privato — quando possono permetterselo.

Le più giovani restano indietro anche in Italia

Un altro parallelo con lo studio americano riguarda le giovani donne. In Italia molte Regioni hanno completato il passaggio dal Pap test al test HPV come esame primario di screening per le donne 30-64enni, riservando il Pap test alle 25-34enni. Nel 2024, su 93 programmi che hanno invitato oltre 3,19 milioni di donne al test HPV, l’adesione è stata del 42,6% — sotto la metà delle invitate.

Va aggiunto un tassello che negli Stati Uniti non è centrale allo stesso modo nel dibattito sullo screening: la vaccinazione anti-HPV, che riduce il rischio di sviluppare le lesioni che lo screening dovrebbe intercettare. In Italia la copertura vaccinale resta lontana dall’obiettivo del 95% fissato dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale: per la coorte di nate nel 2011 (dodicenni nel 2023) la copertura con ciclo completo era del 45,4%, per quelle nate nel 2010 (tredicenni) del 60,8%, per la coorte 2008 (quindicenni) del 69,6%. Nessuna Regione italiana raggiunge il 95% in nessuna delle coorti monitorate. Nel frattempo, in Italia si registrano circa 2.382 nuove diagnosi di tumore della cervice uterina all’anno (dato 2024), che ne fanno il quinto tumore più frequente tra le donne con meno di 50 anni.

I due Paesi partono da sistemi molto diversi: l’Italia ha un servizio sanitario pubblico universale che offre lo screening gratuitamente, mentre negli Stati Uniti l’accesso dipende molto dall’assicurazione.

Questo spiega perché la copertura complessiva italiana resti nettamente più alta di quella americana.

Colmare il divario territoriale, indicato come priorità anche dal Piano oncologico nazionale 2023-2027, resta la sfida principale per evitare che l’Italia segua gli Stati Uniti in un trend che mette a rischio la salute delle donne.

Fonti: JAMA Network Open (27 agosto 2026); Osservatorio Nazionale Screening (ONS), Rapporto 2024 e aggiornamenti 2025; Istituto Superiore di Sanità, sistema di sorveglianza PASSI; Ministero della Salute, coperture vaccinali HPV al 31/12/2023.

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