Vene varicose: cosa sono, cosa fare (e cosa non fare) e quando preoccuparsi

di Grace Nicole Bressa

Varicose ma anche ‘vanitose’ visto che sono lì in bella vista e ce ne vorremmo liberare perché non sono gradevoli. Le nostre vene non hanno la possibilità di comunicare e quando lo fanno catturano la nostra attenzione cambiando aspetto. Solo in Italia interessano circa 7 milioni di persone, principalmente a causa dello stile di vita sedentario (ma non solo).

Gambe pesanti a fine giornata, un formicolio che non passa, quelle venature bluastre e gonfie che spuntano dietro al ginocchio e che d’estate cerchiamo di nascondere. Le vene varicose sono uno dei disturbi più comuni in assoluto, eppure restano circondate da dubbi: sono solo un problema estetico o un campanello d’allarme? Si possono prevenire? E soprattutto, quando è il momento di smettere di ignorarle? La buona notizia è che nella maggior parte dei casi si gestiscono con piccole abitudini quotidiane. Quella meno buona è che, in rari casi, possono nascondere complicazioni serie. Ecco cosa sapere, cosa fare, cosa evitare e a chi rivolgersi.

Cosa sono e perché si formano

Le vene varicose sono vene diventate troppo grandi, gonfie e tortuose, con un diametro di almeno 3 millimetri. Il colore tipico va dal blu al viola scuro. Compaiono soprattutto sulle gambe, in particolare sul lato interno o dietro al ginocchio, ma possono interessare anche i piedi e, più raramente, altre parti del corpo.

Il meccanismo per cui si formano è semplice: le nostre vene sono dotate di piccole valvole che lasciano scorrere il sangue in una sola direzione, verso il cuore. Quando le pareti della vena si dilatano e perdono elasticità, queste valvole si indeboliscono: il sangue torna indietro e ristagna. La vena, così, si riempie, si allarga e si gonfia a causa del peso del liquido ematico. Non a caso il problema colpisce soprattutto le vene più lontane dal cuore, cioè quelle degli arti inferiori.

Chi rischia di più

Secondo una revisione scientifica del 2022 [1], il rischio cresce se in famiglia qualcuno ne ha già sofferto, se si è donne e con l’avanzare dell’età. Pesano anche le condizioni che aumentano la pressione sull’addome, come sovrappeso e obesità, gravidanza, tumori e stitichezza cronica. E poi c’è un fattore che riguarda moltissimi di noi: passare troppe ore seduti o in piedi.

Un capitolo a parte merita la gravidanza. In questa fase il volume di sangue aumenta e con esso la pressione sui vasi. Un articolo del 2023 [2] sottolinea inoltre che i cambiamenti ormonali possono rilassare le pareti dei vasi sanguigni. A questo si aggiunge l’utero che cresce e preme sulle vene della zona pelvica. In alcuni casi le varici scompaiono dopo il parto, in altri invece restano a imperituro ricordo.

Oltre a essere visibilmente gonfie, le vene  si fanno ‘sentire‘. Le gambe appaiono pesanti, doloranti e stanche, possono comparire prurito, sensibilità al tatto e crampi. La pelle può cambiare colore e, nei casi più avanzati, presentare dolore e ulcerazioni. Alcune persone notano anche una minore tolleranza all’attività fisica.

La prima arma è il movimento: fare attività fisica con regolarità aiuta sia a prevenire le varici sia ad alleviarne il dolore e a evitare che peggiorino. Altrettanto importante è raggiungere e mantenere un peso moderato.

Un gesto semplice ma efficace è sollevare spesso le gambe, anche sedendosi o dormendo con i piedi appoggiati su un cuscino. Chi per lavoro resta a lungo seduto o in piedi dovrebbe cambiare posizione di frequente e camminare di tanto in tanto in modo da stimolare i muscoli delle gambe a premere sulle vene. Per alleviare i sintomi si possono assumere antidolorifici da banco e indossare calze a compressione, sempre su indicazione del medico. Queste calze stringono le gambe e migliorano la circolazione. Ne esistono diversi tipi e indossarle ogni giorno può essere utile a chi non può sottoporsi a un intervento.

Vietato invece restare immobili per ore: stare troppo a lungo in piedi fermi o seduti è tra i fattori che favoriscono le varici. Meglio evitare anche gli abiti troppo stretti e le scarpe che limitano il movimento della caviglia, come i tacchi alti. Chi fuma, può apprezzare un miglioramento delle vene varicose poco tempo dopo aver smesso.

Vietato anche ignorarle. Anche quando i sintomi non sono gravi, chi ha le vene varicose dovrebbe rivolgersi al medico, per scongiurare complicazioni serie come la trombosi venosa profonda. Se nella maggior parte dei casi le varici provocano solo un lieve fastidio e raramente richiedono cure per motivi di salute, il discorso cambia quando causano gonfiore, dolore o un disagio importante, oppure quando i sintomi non migliorano con i rimedi casalinghi.

Tra le possibili complicazioni ci sono il dolore, le ulcere venose, la tromboflebite superficiale, l’eczema varicoso e la lipodermatosclerosi, una condizione della pelle che può causare infiammazione e altri disturbi alle gambe.

Il capitolo più delicato riguarda i coaguli di sangue. E’ raro ma le vene varicose possono associarsi a trombosi venosa profonda ed embolia polmonare: sono situazioni gravi che richiedono assistenza medica d’urgenza.

A chi rivolgersi e come si curano

Il punto di partenza è il medico. Per arrivare alla diagnosi basta spesso una visita: il paziente viene esaminato in piedi, così da valutare l’eventuale gonfiore. Il medico può poi prescrivere un esame Doppler, detto anche ecografia duplex, utile a stabilire la gravità delle varici. Durante la diagnosi viene controllata anche la presenza di segni di trombosi venosa profonda.

Se non ci sono sintomi né fastidi e l’aspetto delle vene non disturba, spesso non serve alcun trattamento. Quando invece i rimedi casalinghi non bastano, oppure per motivi estetici, si può ricorrere a diverse soluzioni mediche. Con la scleroterapia il medico inietta nella vena una sostanza chimica che la cicatrizza e la chiude. L’ablazione sfrutta radiofrequenze o laser per chiudere la vena scaldandola dall’interno. La flebectomia permette di rimuovere le piccole vene vicine alla pelle e può essere abbinata ad altre terapie. L’asportazione chirurgica, infine, è riservata ai casi più gravi: può prevedere la legatura e lo stripping, in cui il chirurgo lega la vena e la rimuove.

Riferimenti bibliografici

  1. Aslam MR, Muhammad Asif H, Ahmad K, Jabbar S, Hayee A, Sagheer MS, et al. Global impact and contributing factors in varicose vein disease development. SAGE Open Medicine. 2022;10:20503121221118992. doi: 10.1177/20503121221118992
  2. Raj A, Chakole S, Agrawal S, Gupta A, Khekade H, Prasad R, et al. The impact of menopause on cardiovascular aging: a comprehensive review of androgen influences. Cureus. Pubblicato il 16 agosto 2023. doi: 10.7759/cureus.43569
  3. Knight SL, Robertson L, Stewart M. Graduated compression stockings for the initial treatment of varicose veins in people without venous ulceration. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2021;(7):CD008819. doi: 10.1002/14651858.CD008819.pub4
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