Svapare per guadagnare Bitcoin: le sigarette elettroniche “intelligenti” che premiano chi le usa
Svapi e ricevi un premio. Meno tiri, premi più alti. Sembra un videogioco, invece è una sigaretta elettronica.
Sul mercato americano sono arrivati dispositivi per lo svapo che tengono il conto dei tiri, dispongono di connessione Bluetooth e ricompensano l’utente anche con criptovalute. Il produttore di uno di questi dispositivi lo presenta come un aiuto per smettere. Tre ricercatori, dalle pagine del New England Journal of Medicine, temono l’effetto opposto: un meccanismo che rischia di rafforzare la dipendenza invece di spezzarla. E chiedono che le autorità intervengano.
Le sigarette elettroniche, per la nicotina come per la cannabis, sono sempre più diffuse. Esiste poi una categoria particolare, gli “smart vape”, cioè i dispositivi di svapo intelligenti. Permettono di tenere traccia del consumo, per esempio del numero di tiri, e dispongono di connessione Bluetooth. Due dispositivi lanciati di recente fanno un passo in più: offrono incentivi economici legati all’uso o al coinvolgimento dell’utente. Il fenomeno è analizzato in un articolo pubblicato il 26 settembre 2026 sul New England Journal of Medicine, a firma di Amanda M. Palmer, Tracy T. Smith e Benjamin A. Toll.
Il primo dispositivo si chiama Puffpaw, è stato lanciato nel 2024 ed è destinato allo svapo di nicotina. Secondo il sito del prodotto, l’obiettivo è aiutare a smettere attraverso la “gamification”, cioè trasformando l’esperienza dello svapo in una sorta di gioco. L’utente riceve ricompense, anche in criptovaluta, quando svapa. I premi diventano più alti se fa meno tiri e se usa cartucce senza nicotina. Il punto critico sta proprio qui: non esiste alcun incentivo a non usare affatto il dispositivo. Chi smette di svapare viene incoraggiato a condividere il dispositivo con un amico. La stessa azienda vende anche Gudtrip, lanciato nel 2026 e destinato allo svapo di cannabis. Anche questo prevede incentivi legati alle criptovalute. Si collega a un’app che usa strumenti di intelligenza artificiale per gestire le ricompense dell’utente. I premi arrivano con l’acquisto del dispositivo e con l’interazione con l’app. Di fronte alle critiche, l’azienda ha replicato che gli utenti guadagnano soltanto “punti”. Un documento tecnico (white paper) di Puffpaw indica però che i punti di quel dispositivo si possono convertire in risorse digitali come i Bitcoin o usare per comprare le ricariche. Negli Stati Uniti questi dispositivi sembrano essere al momento disponibili solo in negozi fisici di New York e della California.
Meno dannoso del fumo, ma non innocuo
Tra i giovani, le sigarette elettroniche alla nicotina hanno di recente superato le sigarette tradizionali come prodotto del tabacco più usato. Chi svapa soltanto, senza fumare, è esposto a livelli più bassi di sostanze tossiche e cancerogene note. Per questo la tendenza potrebbe portare benefici alla salute pubblica. Lo stesso vale per la cannabis: vaporizzarla è meno dannoso che bruciarla, e lo svapo di cannabis è sempre più comune, soprattutto tra i giovani.
Nicotina e cannabis restano però sostanze rischiose, a partire dalla dipendenza, che rimane inalterata. Questi dispositivi “gamificati” sono arrivati da poco e i dati su uso e vendite sono ancora limitati. Secondo i ricercatori, il loro potenziale di creare dipendenza e il rischio che ostacolino i tentativi di smettere rappresentano comunque un problema di salute pubblica.
Perché un premio può alimentare la dipendenza
Per capire la preoccupazione bisogna guardare a come funziona la dipendenza. Nicotina e cannabis agiscono sul sistema cerebrale della ricompensa, quello mediato dalla dopamina, e i loro effetti psicoattivi sono uno dei motivi principali per cui vengono consumate. Accanto agli effetti fisiologici entrano in gioco l’apprendimento e il condizionamento. Il consumo si rafforza anche grazie a stimoli secondari che il cervello associa alla sostanza. Possono essere un luogo, come le aree fumatori, oppure una sensazione fisica, come il “colpo in gola” tipico dello svapo. La nicotina, in particolare, aumenta il potere di questi stimoli condizionati e spinge a continuare.
Nello svapo questi rinforzi pesano ancora di più. Una sigaretta o uno spinello si consumano di solito in una sessione definita. Con la sigaretta elettronica invece si possono fare singoli tiri in qualsiasi momento, senza un limite di tempo. Non a caso, i trattamenti per le dipendenze cercano di rafforzare comportamenti che non hanno nulla a che fare con la sostanza, proprio per rompere queste associazioni.
I dispositivi “vape-to-earn”, cioè “svapa e guadagna”, vanno nella direzione opposta. Gli incentivi economici sono già di per sé un rinforzo primario del comportamento. Qui però possono diventare anche un rinforzo secondario legato all’uso del prodotto. I piccoli premi ripetuti e immediati, consegnati mentre si usa l’app o il dispositivo, molto probabilmente rinsaldano il condizionamento. Gli autori citano un parallelo eloquente: la ricerca sul gioco d’azzardo patologico mostra che il meccanismo delle ricompense intermittenti è di per sé rinforzante, e un eventuale guadagno economico ne amplifica l’effetto.
Inoltre, il connubio tra criptovalute e intelligenza artificiale può risultare particolarmente attraente per i più giovani. A tutto questo si aggiungono incentivi sociali come programmi “porta un amico”, badge nell’app e concorsi. Sono elementi che possono creare un senso di comunità e di identità e invogliano a continuare a usare il prodotto. L’idea quindi porta nella direzione sbagliata: proseguire l’uso e non, favorire la cessazione.
Negli Stati Uniti le regole per i prodotti a base di nicotina senza combustione cambiano di continuo, man mano che arrivano nuovi prodotti. La competenza spetta al Center for Tobacco Products (CTP) della Food and Drug Administration. Attraverso una procedura di autorizzazione preventiva chiamata PMTA, le aziende devono dimostrare con dati scientifici che il loro prodotto è adeguato alla tutela della salute pubblica, valutando rischi e benefici per la popolazione nel suo insieme. Finora hanno superato questo esame le sigarette elettroniche di cinque aziende. Anche gli svapo intelligenti alla nicotina rientrano sotto l’autorità del CTP: per essere venduti legalmente, i produttori dovrebbero presentare a loro volta una richiesta PMTA che dimostri di soddisfare questo standard. Di recente il CTP ha autorizzato un dispositivo intelligente che usa il Bluetooth per impedirne l’uso a chi ha meno di 21 anni.
Gli autori ritengono che ci siano prove sufficienti per chiedere che i dispositivi “vape-to-earn” vengano, come minimo, esaminati dalle autorità federali e statali competenti. Il CTP ha già annunciato che darà priorità ai controlli sui prodotti che somigliano a giocattoli e giochi e che potrebbero attirare bambini e adolescenti.
Le eventuali restrizioni future, concludono gli autori, dovranno basarsi sulle prove scientifiche. Dovranno anche tenere conto dei diversi livelli di rischio di questi prodotti e puntare a proteggere le persone più vulnerabili.
Fonte: https://l1nq.com/4dno9y9