Fumo e diabete: due nemici sono peggio di uno
di Marta Salvati
Se fumare fa male a chiunque, farlo quando si convive con il diabete è ancora più rischioso. Per anni ci si è limitati a un consiglio generico — “smetta di fumare” — senza però fornire ai medici strumenti concreti per aiutare davvero i pazienti a farcela.
Oggi qualcosa sta cambiando: un gruppo di 35 esperti internazionali, provenienti da 13 paesi diversi, ha pubblicato sulla rivista scientifica Diabetes Research and Clinical Practice il primo documento di consenso al mondo interamente dedicato a come smettere di fumare quando si ha il diabete di tipo 2.
Smettere di fumare deve diventare parte integrante della cura del diabete, non un’aggiunta facoltativa
Il diabete di tipo 2 — la forma più diffusa della malattia, che compare tipicamente in età adulta ed è legata al modo in cui l’organismo gestisce la glicemia — di per sé aumenta già il rischio di problemi cardiovascolari, renali e di una vita più breve. Il fumo non fa che peggiorare drasticamente questo quadro.
Chi fuma ha in media un rischio maggiore del 44% di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto a chi non fuma e nei fumatori con diabete, l’aspettativa di vita si riduce di 8-10 anni.
Inoltrem il fumo aumenta del 58% la mortalità evitabile per tutte le cause nelle persone con diabete: la percentuale sale al 64% nel tipo 1 e al 39% nel tipo 2.
“È assolutamente prioritario intercettare i fumatori e aiutarli a smettere per limitare il rischio che sviluppino sindrome metabolica, resistenza all’insulina e diabete conclamato”, sottolinea il Dottor Fabio Beatrice, Direttore del Board Scientifico del MOHRE.
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IL LEGAME TRA SIGARETTA E DIABETE (ben documentato) |
| La nicotina ha un’azione anti-estrogenica che favorisce proprio il deposito di grasso intorno all’addome. |
| Il monossido di carbonio prodotto dalla combustione danneggia le pareti dei vasi sanguigni, generando infiammazione cronica e stress ossidativo. |
| La nicotina riduce la capacità delle cellule beta del pancreas di produrre insulina, e ne compromette anche l’efficacia nell’abbassare la glicemia. |
| Nei fumatori, i livelli di emoglobina glicata (l’indicatore che misura il controllo della glicemia nel tempo) risultano più alti, e crescono in proporzione al numero di sigarette fumate. |
| Anche chi è già in terapia insulinica ne risente: il fumo rallenta l’assorbimento dell’insulina nel punto di iniezione, rendendo la terapia meno efficace. |
| Aumenta infine il rischio cardiovascolare, già di per sé elevato in chi ha il diabete. |
Uno studio pubblicato su Nature nel 2019 ha inoltre chiarito un meccanismo interessante: la nicotina attiva specifici recettori nel cervello che regolano il rilascio di insulina e glucagone da parte del pancreas, portando a livelli più alti di glucosio nel sangue.
Una formula semplice per stimare il rischio personale: si moltiplica il numero di sigarette fumate al giorno per gli anni in cui si è fumato, e si divide il risultato per 20. Ad esempio, chi fuma 40 sigarette al giorno da 35 anni ha circa il 70% di rischio di sviluppare diabete; chi ne fuma 10 al giorno da 25 anni si attesta intorno al 12,5%.
La guida su come smettere
Fino ad oggi, come detto, ai medici mancava un vero protocollo. Il nuovo consenso internazionale colma questo vuoto e indica, per la prima volta, quali strumenti funzionano meglio proprio per chi ha il diabete.
La raccomandazione principale riguarda la vareniclina (nome commerciale Champix): secondo i dati degli studi clinici, è l’unico farmaco per smettere di fumare abbastanza efficace da essere formalmente consigliato a questa categoria di pazienti, anche perché aiuta a evitare quell’aumento di peso che spesso scoraggia chi tenta di smettere.
Quando la vareniclina non è disponibile, restano valide alternative come:
- la terapia sostitutiva della nicotina (cerotti, gomme da masticare, losanghe, che forniscono nicotina senza la combustione e le sue tossine);
- il bupropione, altro farmaco di supporto alla cessazione.
Il panel di esperti segnala un aspetto pratico fondamentale: smettere di fumare cambia il modo in cui l’organismo metabolizza molti farmaci per il diabete. Questo significa che, nel momento in cui un paziente smette, il dosaggio dei suoi farmaci potrebbe dover essere rivisto, per evitare pericolose oscillazioni della glicemia. Un aspetto che rende ancora più importante affrontare la cessazione del fumo sotto controllo medico, e non da soli.
Oltre pillole e cerotti: cosa dice la scienza sulle alternative
Il documento di consenso non si è fermato ai soli farmaci tradizionali, ma ha analizzato anche altri strumenti emergenti:
- le sigarette elettroniche (vape);
- la citisina, un farmaco per smettere di fumare meno diffuso ma promettente;
- i farmaci agonisti del GLP-1, la stessa classe di farmaci oggi usata per il diabete e per il controllo del peso, che agiscono anche su appetito e desiderio della sigaretta;
- le app per smartphone dedicate al supporto nella cessazione.
Gli esperti sono onesti nel riconoscere che le prove specifiche su persone con diabete sono ancora limitate. Tuttavia, richiamano l’ampia letteratura scientifica generale, secondo cui le sigarette elettroniche aiutano più fumatori a smettere rispetto alla sola terapia sostitutiva della nicotina — e chiedono studi dedicati specificamente alle persone con diabete. Una di queste ricerche è già in corso.
Come sintetizza il Dr. Delon Human, medico ed ex Segretario Generale della World Medical Association: “Ora abbiamo le prove. Ogni medico che ha in cura un paziente diabetico fumatore dovrebbe proporre opzioni di cessazione e sostituzione con la stessa regolarità con cui controlla la glicemia — perché per questo gruppo, la cura personalizzata non è un lusso, è sopravvivenza.”
Se sei una persona con diabete e fumi, parlarne con il proprio medico o diabetologo è il primo passo: oggi esistono più strade per smettere, e la scelta di quella più adatta può fare una differenza concreta sulla propria salute e aspettativa di vita.